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Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 26 Ottobre 2024

Il male non è una punizione divina, né il dolore un’incomprensibile errore dell’armonia del Creato. Gesù non asseconda l’idea molto diffusa (allora e ancora oggi) che le disgrazie umane abbiano come causa l’intervento divino.

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Perché soffriamo? Questa domanda rimane senza risposta (ma davvero vogliamo risposte? Vorremmo non soffrire!) ma Gesù offre un’indicazione: quando sperimentiamo la fragilità di ciò che siamo, invece di prendercela con Dio, il fato, gli eoni, accogliamo come un richiamo quanto accade, per poter vivere con maggiore verità la vita e portare frutto.

È disarmante, il Maestro, perché non offre soluzioni semplici al mistero del dolore. Non accusa Dio, né lo assolve. Va oltre: quando tutti vedono nel crollo della torre di Siloe una punizione divina, Gesù vede l’imperizia dei costruttori come causa della morte dei poveri tapini rimasti uccisi dal crollo.

Quando tutti immaginano l’ira divina dietro l’uccisione nel tempio da parte dei romani di alcuni devoti durante una sommossa, Gesù vede la conseguenza dell’arroganza del potere imperiale che soffoca nel sangue ogni cenno di ribellione.

Quando il proprietario vede che un fico da tre anni non porta frutti e chiede di tagliarlo, Gesù, il vignaiolo, vede una possibilità e si mette a zappare e a concimare le radici del fico sterile. Così è il Dio di Gesù: diverso. Diverso da come ce lo rappresentiamo, a volte anche da come lo raccontiamo.

Ha pazienza Dio, perché ama e sa che nessuno è perduto, se gli viene data la possibilità di reagire e crescere. Lasciamoci zappettare intorno, e concimare dalla Parola che nutre le nostre radici. Forse anche noi porteremo frutto. Vedremo.

Dio ha pazienza con noi e insiste, concimando il nostro albero interiore per passare dalla lamentazione e il vittimismo alla fioritura di una vita consegnata all’Amore.

E al dolore Gesù non dona una risposta, ma la propria vita consumata amando, oltre ogni dolore. E ci invita a fare altrettanto.

FONTE: Amen – La Parola che salvaIl blog di Paolo

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