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Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 26 Novembre 2025

Vangelo del giorno di Lc 21,12-19

Sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto.
Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza.
Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere.
Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto.
Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita».

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Parola del Signore.

Nessuno ama la persecuzione, nemmeno il Signore, nemmeno Dio. E nessuno inneggia al martirio né, tantomeno, commette l’impudenza di stravolgerne il significato. Non è affatto martire chi si uccide dando la morte agli altri, come farneticano i terroristi islamici, ma chi è disposto a morire pur di non far danno agli altri o di rinnegare la fede nel Signore Gesù.

La tragica profezia di Gesù, purtroppo, si realizza, proprio ai nostri giorni. Non sono più i primi secoli ad essere il tempo in cui sono morti più cristiani, ma i nostri decenni che vedono centinaia di fratelli e sorelle essere uccisi per la fede dal fanatismo religioso.

I dati sono impietosi: nel mondo un cristiano su sette subisce una qualche forma di persecuzione, di disagio, di discriminazione a causa della sua fede. Quando parliamo di martiri cristiani, allora, non dobbiamo immaginare eroici soldati romani che non sacrificano all’Imperatore come a un dio, né vergini uccise brutalmente per non essersi piegate al volere del despota di turno ma, piuttosto, fratelli e sorelle africani, asiatici, latinoamericani che vengono licenziati, minacciati, picchiati e uccisi mentre celebrano l’eucarestia.

Da sempre la Chiesa raccomanda ai suoi figli di fuggire il martirio, di non inseguirlo, di non cercarlo. Eppure ci sono delle condizioni estreme in cui questo non è possibile, in cui l’unica possibilità è quella di affidarsi al Signore offrendo il proprio corpo alla morte.

Ma, e questo è davvero incredibile, anche nella situazione più drammatica Gesù coglie una speranza: proprio la persecuzione dei cristiani, le accuse, i processi, ci mettono nelle condizioni per annunciare il Vangelo. Come diceva bene Tertulliano: il sangue dei martiri è semente di nuovi cristiani.

Onore a voi, fratelli e sorelle nella fede, che oggi darete testimonianza al Vangelo. Onore a voi che mi fare arrossire quando mi irrito se qualcuno mi prende in giro per la mia fede. Onore a voi che, senza volerlo, mettere in crisi il mio cristianesimo di poltrone e pantofole. Insegnatemi la perseveranza!

+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++

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