Vangelo del giorno di Mt 7,7-12
Chiunque chiede, riceve.
Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto.
Chi di voi, al figlio che gli chiede un pane, darà una pietra? E se gli chiede un pesce, gli darà una serpe? Se voi, dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele chiedono!
Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti».
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Parola del Signore.
Gesù ci svela il volto del Padre: è a lui che rivolgiamo la preghiera. Non a un despota capriccioso, non a un potente da convincere (Lc 11,1-13).
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Siamo diventati figli, famigliari di Dio, ci ha detto san Paolo (Ef 2,19), Dio ci tratta come tratta il suo figlio beneamato. Un buon padre sa di cosa ha bisogno il proprio figlio, non lo lascia penare, non lo abbandona, non lo ignora.
Molte delle nostre preghiere restano inascoltate perché sbagliano indirizzo del destinatario: non si rivolgono a un padre ma a un patrigno o a un antipatico tutore a cui chiedere qualcosa che, pensiamo, in realtà ci è dovuto.
Gesù è perentorio, determinato nell’affermare che ciò che chiediamo ci sarà donato. Vi confido una cosa che ho scoperto nella mia piccola vita: spesso ho chiesto e non mi è stato dato. Allora, in quei momenti, mi sono scoraggiato.
Oggi, a distanza di anni, so di avere ottenuto tutto ciò di cui avevo veramente bisogno e che, spesso, non era ciò che chiedevo. Pregare con Gesù, pregare il Padre e Dio di Gesù, significa anzitutto credere che gli stiamo a cuore, che esiste una logica nel suo agire, nel pieno rispetto della nostra libertà, che Dio si occupa dei passeri (Mt 10,29) che, pure, si vendono per un soldo. E che si occupa di me.
Vale la pena di insistere, come quel tale che va a chiedere dei pani al vicino nel cuore della notte (Lc 11,5-8). Quando preghiamo ci rivolgiamo ad un amico. E lo facciamo per chiedergli qualcosa per sfamare gli ospiti della nostra vita, non per vincere gli Europei di calcio.
Noi chiediamo al Padre ed egli invia lo Spirito (Lc 11,13). A dire il vero preferiremmo esaudisse le nostre richieste e si tenesse pure lo Spirito… Non è cosi! Perché alla luce dello Spirito possiamo vedere, nella nostra vita, in che modo Dio ascolta le nostre richieste. Quasi mai come vorremmo che facesse.
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Al popolo ebraico in fuga e braccato che chiede di essere liberato dai carri del faraone, Dio mostra un sentiero in mezzo al mare (Sal 77,20). Il tempo di quaresima converte anche il nostro modo di pregare, indirizzato – finalmente! – a un Padre/Madre.
+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++
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