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fra Stefano M. Bordignon – Commento al Vangelo del 16 giugno 2026

La violenza si propaga come un incendio. Un gesto genera una risposta, una ferita ne provoca un’altra, e tutto cresce, si moltiplica. E allora viene spontaneo pensare: l’unico modo per fermarla è con una forza più grande, con un esercito più forte, con qualcuno che riesca a imporsi e a spezzare questa catena. È il ragionamento più logico, più immediato.

Eppure Gesù entra proprio lì, dentro questa logica, e la capovolge con parole che spiazzano:
“Amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli.”
È come se dicesse: la violenza non si ferma con una forza più grande dello stesso tipo, ma con una forza diversa. Non con qualcosa che la supera per intensità, ma con qualcosa che la disinnesca alla radice. Perché se rispondo al male con il male, anche se vinco, è stato il male a vincere.

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Amare il nemico non significa giustificare il male, né essere deboli. Significa scegliere di non alimentarlo. Significa interrompere quella catena invisibile che lega le ferite una all’altra. È una forza più grande, sì… perchè è la forza di Dio.
E allora forse la vera domanda è: voglio vincere o voglio che il male finisca davvero?

Perché ogni volta che scegliamo di non restituire il male ricevuto, ogni volta che invece di chiuderci preghiamo, invece di odiare benediciamo… lì qualcosa cambia davvero. Sicuramente dentro di noi. E da lì, piano piano, anche attorno a noi.
Non sottovalutare questo. Non è poco. È il punto in cui il cielo tocca la terra.
E oggi puoi iniziare anche tu: basta scegliere una direzione diversa.
Perché l’amore, quello vero, non fa rumore… ma è l’unica forza capace di spegnere davvero la violenza.

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