Vangelo del giorno di Lc 13,1-9
Se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo.
Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subìto tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo.
O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».
Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Tàglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”. Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”».
Parola del Signore.
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Convertirsi significa cambiare mentalità, ridefinire il proprio pensiero a partire dal Vangelo. E la prima conversione da operare, la più difficile, è quella di passare dal Dio che abbiamo nella testa al Dio di Gesù Cristo.
Ascolta “Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 25 Ottobre 2025” su Spreaker.«Cosa ho fatto di male per meritarmi questo!», «Che croce mi ha mandato Dio!»: quante volte ho sentito pronunciare queste lamentazioni, queste imprecazioni verso Dio. Se Dio è buono, perché non (mi) evita il male? Gesù, citando due noti eventi di cronaca dei suoi tempi, smonta una credenza popolare molto diffusa allora (e oggi).
Un devoto medio pensava che le disgrazie, come appunto il crollo della torre di Siloe, punissero delle persone che — in qualche modo — avessero commesso degli orribili peccati. Una giustizia retributiva che nemmeno la splendida parabole del libro di Giobbe aveva aiutato a cambiare.
E, ancora oggi, anche fra non credenti!, il senso di colpa avvelena le nostre relazioni: ci sentiamo colpevoli o ingiustamente puniti, vittime di qualcosa o di qualcuno senza accettare il fatto che la vita porta con sé luci e ombre, gioie e fatiche. Molte persone, nei momenti di dolore e di sofferenza, se la prendono con Dio che, evidentemente, non sa fare il suo mestiere.
Ciò che Gesù dice è sorprendente, sconcertante: la vita ha una sua logica, una sua libertà. La causa del crollo della torre di Siloe è da imputarsi al calcolo delle strutture errato, o al lucro compiuto dall’impresa che ha usato materiali scadenti; l’intervento crudele dei romani è causa della loro politica di espansione che usa la violenza come strumento di oppressione.
Non esiste un intervento diretto e puntuale di Dio, le cose possiedono una loro autonomia e noi possiamo conoscerne le leggi. Gesù ristabilisce le responsabilità: gran parte del dolore che viviamo ce lo siamo creato. Ma Dio pazienta: anche al fico sterile dona del tempo, lo cura, lo accudisce, sperando che in qualche modo porti frutto.
Così noi: a volte gli inciampi della vita diventano concime per far ripartire la nostra vita e le nostre scelte.
+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++
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