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Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 25 Aprile 2025

Vangelo di Marco – Mc 16,9-15

Andate in tutto il mondo e proclamate il vangelo.

Risorto al mattino, il primo giorno dopo il sabato, Gesù apparve prima a Maria di Màgdala, dalla quale aveva scacciato sette demòni. Questa andò ad annunciarlo a quanti erano stati con lui ed erano in lutto e in pianto. Ma essi, udito che era vivo e che era stato visto da lei, non credettero.
Dopo questo, apparve sotto altro aspetto a due di loro, mentre erano in cammino verso la campagna. Anch’essi ritornarono ad annunciarlo agli altri; ma non credettero neppure a loro.
Alla fine apparve anche agli Undici, mentre erano a tavola, e li rimproverò per la loro incredulità e durezza di cuore, perché non avevano creduto a quelli che lo avevano visto risorto. E disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura».

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Parola del Signore.

Marco, o i suoi discepoli, devono aggiungere al vangelo, che si era chiuso con la fuga dal sepolcro delle donne intimorite, un piccolo riassunto degli eventi riportati dagli altri evangelisti.

Perché Marco, il primo vangelo ad essere stato scritto, probabilmente su suggerimento di Pietro, non approfondisce il tema della resurrezione? Perché, semplicemente, era esattamente quanto tutti stavano vivendo nel momento in cui scrive, era il presente, era il cuore dell’annuncio come emerge dai racconti della predicazione negli Atti.

Ma, col passare dei decenni, altri discepoli si erano avvicinati e la prima comunità marciana ha sentito la necessità di raccordarsi con le altre testimonianze. Ecco spiegata la curiosa aggiunta del finale del suo vangelo, una sorta di Bignami delle apparizioni.

Con una caratteristica, però, una sorta di tratto comune: l’incredulità. Non credono a Maria di Magdala, i discepoli, e nemmeno ai due di Emmaus, al punto che Gesù risorto appare e li rimprovera a causa della loro incredulità.

A questo punto ci aspetteremmo da parte di Gesù la decisione drastica di lasciar perdere, di affidarsi a qualcun altro, di optare per un’altra soluzione, di apparire a persone meno ottuse, più capaci, più disponibili.

E invece no: nonostante tutto affida ai discepoli increduli, a noi, il compito di annunciare il Vangelo ad ogni creatura. Così è Dio: chiama come primi discepoli dei pescatori che nemmeno lo conoscevano e affida il Vangelo non ai migliori ma ai dubbiosi, a noi.

Perché altro è ascoltare l’annuncio da un invasato, altro da qualcuno che, prima di raccontarlo, ha dovuto faticosamente accoglierlo.

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Smettiamola, allora, di sognare una improbabile Chiesa fatta di testimoni invasati e profetici, coerenti e intransigenti, perché il Signore risorto per primo ha voluto, invece, coinvolgere quanti lo avevano seguito, persone che avevano ampiamente dimostrato di non essere all’altezza del compito a loro affidatogli.

Siamo noi, i testimoni, anche se sgarruppati.

+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++

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