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Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 21 Ottobre 2025

Vangelo del giorno di Lc 12,35-38

Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli.
Dal Vangelo secondo Luca
 
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito.
Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli.
E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro!».

Parola del Signore.

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Lo so bene. È lunga la vita, anche se diciamo che il tempo corre e ci sfugge di mano. No, non è così. Al contrario. La vita è lunga, soprattutto quando facciamo fatica, quando la sofferenza bussa alla porta della nostra casa, quando siamo scoraggiati per non avere avuto ciò che desideravamo.

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Sì: la vita è lunga quando lo scoraggiamento determina le nostre scelte e scurisce il nostro sguardo. Il tempo della gioia, invece, è breve e vorremmo durasse per sempre, vorremmo si dilatasse, a contagiare ogni istante, ogni giornata.

E credere non è semplice, essere discepoli richiede disciplina, allenamento, costanza, fiducia, soprattutto in questi tempi di solitudine, di sconcerto, in cui la nostra Chiesa occidentale è spesso in confusione, arranca, e ci troviamo in sempre meno persone a celebrare il risorto.

Lo sa bene il Maestro Gesù: ci conosce nel profondo, sa di cosa siamo plasmati, sa che orientare il nostro cuore a Dio richiede costanza. Allora ci ammonisce: tenete duro, fatelo come chi aspetta uno sposo, fatelo sapendo che verrà prima dell’alba.

A volte, come cristiani in occidente, abbiamo l’impressione di vivere una lunga notte, un tempo indefinito di crisi, di ricerca di identità, di irrilevanza. Eppure proprio nella notte le cose si fanno più chiare, si smorzano i rumori (soprattutto quelli dell’anima), la mente si acquieta, scopriamo cosa ci è davvero necessario, cosa ci fa vivere.

Non siamo soli a vegliare, non siamo soli ad attendere, molti altri fratelli e sorelle nella fede ci sostengono, ci incoraggiano. In questo tempo di mezzo fra la sua venuta nella Storia e il suo ritorno nella gloria sta a noi vivere il Regno con semplicità e costanza, senza cedere, attendendo il ritorno del Signore.

Non è facile, lo so, ed è qui che si pesa la nostra fede, che si vede se ci crediamo o no a quanto diciamo, a quanto annunciamo. Chiediamo allo Spirito il dono della perseveranza, per non mollare. È tempo di credere, non di cedere!

Sì, tornerà, lo sposo.

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+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++

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