Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 20 Luglio 2022

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Vorremmo, oh, se vorremmo!, credere e crescere nella fede, lasciare il seme del Vangelo crescere in noi, portare frutto, cambiare la nostra e le altrui vite. Vorremmo tanto, con un desiderio profondo, forte, sincero.

E invece, spesso, sperimentiamo momenti di sconforto, di malessere interiore, di angoscia spirituale, di scoraggiamento. Perché, Signore? La stessa domanda se la poneva la prima comunità cristiana: perché nonostante l’abbondante semina della Parola si ottengono così pochi risultati? Perché le nostre comunità si svuotano, invecchiano, si scoraggiano? Perché?

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Il seminatore semina con abbondanza, certo. Che sia il Signore o che siamo noi, semina senza avarizia il seminatore. Ma nel gioco delle libertà il terreno accoglie o respinge, porta frutti o soffoca. Preoccupazioni, ansie, incostanza, prove della vita, possono far appassire il germoglio. E, alla fine, solo un quarto del seme porta frutto e in maniera diversa.

È così, è un dato di fatto. Ma se, leggendo, ci riconosciamo nei terreni che non accolgono, significa che il seme sta crescendo…

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