Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 20 Aprile 2026

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Vangelo del giorno di Gv 6,22-29

Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna.
Dal Vangelo secondo Giovanni.

Il giorno dopo, la folla, rimasta dall’altra parte del mare, vide che c’era soltanto una barca e che Gesù non era salito con i suoi discepoli sulla barca, ma i suoi discepoli erano partiti da soli. Altre barche erano giunte da Tiberìade, vicino al luogo dove avevano mangiato il pane, dopo che il Signore aveva reso grazie.
Quando dunque la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafàrnao alla ricerca di Gesù. Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: «Rabbì, quando sei venuto qua?».
Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo».
Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?». Gesù rispose loro: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato».

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Parola del Signore.

Gesù, davanti alla folla, davanti alla missione impossibile di trovare pane a sufficienza per tutti, davanti alla pressione dei problemi concreti e reali che anche noi dobbiamo affrontare, propone la soluzione: imitare il gesto ingenuo e profetico dell’adolescente che mette in gioco la merenda.

La gente ha capito l’esatto contrario: ecco un Dio che ci sfama gratuitamente. L’impatto emotivo su Gesù è enorme: decide di andarsene, di fuggire, la situazione è fuori controllo.

Vogliono farlo re: chi non voterebbe un partito che, invece di pretendere delle tasse, ci regalasse del denaro? La delusione del Signore è quasi palpabile ma né la folla, né i discepoli hanno colto la pesantezza della situazione; anzi, sembra quasi che il Nazareno si faccia desiderare, che cerchi complimenti.

Lo cercano, lo raggiungono, trovano un Gesù riflessivo, duro, la prima affermazione è una staffilata.

Voi non mi cercate per me o per le mie parole, ma perché avete la pancia piena.

Doccia fredda. Parole dirette e vere, verità provata, talmente evidente da essere imbarazzante. Istintivamente non cerchiamo Dio perché ci indichi una strada per crescere, per capire, per amare, ma perché ci risolva i problemi. Senza faticare, se possibile.

Anzi; per molti Dio esiste proprio se risolve i miei guai. Se permangono i miei problemi, Dio non esiste. Siamo noi a stabilire l’utilità di Dio, a cosa ci serve la sua presenza, qual è il suo ruolo.

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Siamo ridicoli e arroganti, preferiamo una visione meschina di Dio, servo delle nostre pretese! È grande il nostro Dio, onnipotente. Si fa servo, sì, ma per prenderci per mani e portarci alla verità delle cose e di noi stessi, per spingerci a fare la sua volontà di bene, non per piegare la sua volontà ai nostri capricci.

È vero: cerchiamo Dio per averne un tornaconto. Ma possiamo convertirci. Gesù non sta rinchiuso nella sua delusione, non fa l’imbronciato: offre una via d’uscita alla folla. E a noi. Cercate il pane vero, quello che sazia.

+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++

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