Gesù non è un guru solitario, non ama salire sul palcoscenico. Tutto di Dio, tutto degli uomini, vive con una piccola comunità di discepoli e discepole, condivide con loro la missione, li invia alle pecore perdute della casa di Israele.
Ascolta “Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 18 Ottobre 2024” su Spreaker.Ma Luca, pagano, discepolo di san Paolo, segnala un invio particolare: quello dei settantadue discepoli perché settantadue si pensavano fossero le nazioni pagane. Il Vangelo ormai deborda e raggiunge tutti, senza limiti di razza, di credo, di convinzione.
E a questi inviati chiede di pregare perché la messe è tanta ma gli operai sono pochi o, in un’altra traduzione birichina, perché gli operai fanno poco. Eccoci qui, allora: siamo inviati a parlare del Dio di Gesù, a volte anche con le parole, non a salvare il mondo ma a vivere da salvati.
A scrollarci di dosso il peso che le storie, non la Storia, hanno contribuito a opacizzare la semplice bellezza dell’annuncio: Dio ti ama e ti vuole salvo.
E queste parole scolpite nei cuori le dobbiamo alla solerzia e alla passione dell’evangelista Luca: di lui scrive Dante che è lo scriba mansuetudinis Christi, lo scriba della tenerezza di Cristo.
Ed oggi ringraziamo il Signore per averci dato l’evangelista Luca e ringraziamo lui per il suo lavoro puntuale, preciso, appassionato. Come noi, Luca non ha mai visto Gesù in vita sua. Come noi, è stato evangelizzato da Paolo, che non ha mai visto Gesù in vita sua.
Eppure ha accolto l’annuncio con passione e stupore, lasciandosi divorare dal fuoco della fede, restituendoci il volto di un Gesù compassionevole, misericordioso, innamorato.
Il Vangelo di Luca è il Vangelo dell’annuncio, della preghiera, della Chiesa, delle donne e, appunto, della tenerezza.
E a Luca chiediamo di tenere sempre nel cuore l’essenza del Vangelo, che è il disvelarsi di un volto compassionevole e pieno di luce, di un Dio che cura i passeri e va in cerca della pecora perduta, che attende con amore il figlio fuggiasco.
Questa è la Chiesa voluta da Cristo: uomini e donne incendiati che illuminano i fratelli col loro amore.
FONTE: Amen – La Parola che salva – Il blog di Paolo
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