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Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 17 Settembre 2025

Commento al brano del Vangelo di: Lc 7,31-35

Data:

Vangelo del giorno di Lc 7,31-35

Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non avete pianto.

Dal Vangelo secondo Luca

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In quel tempo, il Signore disse:
«A chi posso paragonare la gente di questa generazione? A chi è simile? È simile a bambini che, seduti in piazza, gridano gli uni agli altri così:
“Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, 
abbiamo cantato un lamento e non avete pianto!”.
È venuto infatti Giovanni il Battista, che non mangia pane e non beve vino, e voi dite: “È indemoniato”. È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e voi dite: “Ecco un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori!”.
Ma la Sapienza è stata riconosciuta giusta da tutti i suoi figli». 

Parola del Signore.

Se solo fossimo più onesti con noi stessi! Se avessimo il coraggio della verità, dell’onestà! Se avessimo quel minimo di umiltà, cioè la capacità di essere concreti e autentici, per dire che siamo persone che ancora devono cambiare e convertirsi!

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Invece no, la colpa è sempre degli altri, c’è sempre qualcuno che deve cambiare, qualcuno che fa male, peggio di me, che non capisce, che non sa, che non può.

Gesù è il principe della tolleranza e del dialogo, siamo onesti. Davvero mette tutta la sua capacità per accogliere, per capire le ragioni degli altri. E, con garbo, esprime le sue idee, le sue opinioni, poi, davanti ad un muro, anche la sua pazienza molla e allora si scatena una santa rabbia come nel caso dei mercanti del tempio.

In questo breve scambio di battute, invece, mette a fuoco uno dei più sconfortanti modi di fare di chi non vuole cambiare: fare i capricci. Mai soddisfatti di nulla, sempre cupi, rancorosi, rabbiosi, passiamo la vita a lamentarci di ciò che non funziona… negli altri.

Basterebbe un po’ di onestà per chiamare le cose con il loro nome e iniziare a cambiare noi stessi! Sono tempi tristi, quelli che viviamo: sprofondati nel vittimismo ci sentiamo sempre a credito con gli altri, con la vita che ci tratta ingiustamente, con Dio.

Perché se Dio ci fosse e fosse come Gesù ce lo ha raccontato, dovrebbe mettersi la mano sul cuore e occuparsi di noi! Gesù ci chiede di essere semplici e affidati come i bambini, ma di non imitarne i capricci.

Così, nel caso di oggi, Gesù viene accusato di essere un gaudente, un mangione e un beone. D’altronde, siamo sinceri, quelli che prendono sul serio la religione non sempre un po’ cupi, sofferenti, emaciati? Come se gli fosse morto il gatto?

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E Gesù replica: di Giovanni dicevate che era indemoniato, di me che sono un mangione e un beone: decidetevi!

Sì, cresciamo, per favore, deponiamo la maschera del piccolo Calimero e cresciamo una volta per sempre. E gioiamo di questo Dio che fa festa!

+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++

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