Tempo Ordinario XXIV, Colore verde – Lezionario: Ciclo C | Anno I, Salterio: sett. 4
Fratelli e sorelle, oggi la liturgia ci invita ad entrare nel cuore del mistero di Dio con tre parole che si intrecciano come fili di un unico tessuto: la fede custodita, la sapienza che illumina e la risposta del cuore umano.
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1Tm 3,14-16
Grande è il mistero della vera religiosità.
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo a Timòteo
Figlio mio, ti scrivo tutto questo nella speranza di venire presto da te; ma se dovessi tardare, voglio che tu sappia come comportarti nella casa di Dio, che è la Chiesa del Dio vivente, colonna e sostegno della verità.
Non vi è alcun dubbio che grande è il mistero della vera religiosità:
egli fu manifestato in carne umana
e riconosciuto giusto nello Spirito,
fu visto dagli angeli
e annunciato fra le genti,
fu creduto nel mondo
ed elevato nella gloria.Allo stesso modo i diaconi siano persone degne e sincere nel parlare, moderati nell’uso del vino e non avidi di guadagni disonesti, e conservino il mistero della fede in una coscienza pura. Perciò siano prima sottoposti a una prova e poi, se trovati irreprensibili, siano ammessi al loro servizio. Allo stesso modo le donne siano persone degne, non maldicenti, sobrie, fedeli in tutto. I diaconi siano mariti di una sola donna e capaci di guidare bene i figli e le proprie famiglie. Coloro infatti che avranno esercitato bene il loro ministero, si acquisteranno un grado degno di onore e un grande coraggio nella fede in Cristo Gesù.
Parola di Dio.
Dal Sal 110 (111)
R. Grandi sono le opere del Signore.
Renderò grazie al Signore con tutto il cuore,
tra gli uomini retti riuniti in assemblea.
Grandi sono le opere del Signore:
le ricerchino coloro che le amano. R.
Il suo agire è splendido e maestoso,
la sua giustizia rimane per sempre.
Ha lasciato un ricordo delle sue meraviglie:
misericordioso e pietoso è il Signore. R.
Egli dà il cibo a chi lo teme,
si ricorda sempre della sua alleanza.
Mostrò al suo popolo la potenza delle sue opere,
gli diede l’eredità delle genti. R.
Lc 7,31-35
Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non avete pianto.
Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, il Signore disse:
«A chi posso paragonare la gente di questa generazione? A chi è simile? È simile a bambini che, seduti in piazza, gridano gli uni agli altri così:
“Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato,
abbiamo cantato un lamento e non avete pianto!”.
È venuto infatti Giovanni il Battista, che non mangia pane e non beve vino, e voi dite: “È indemoniato”. È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e voi dite: “Ecco un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori!”.
Ma la Sapienza è stata riconosciuta giusta da tutti i suoi figli».
Parola del Signore.
San Paolo, scrivendo a Timoteo, parla della Chiesa come della “casa di Dio, colonna e sostegno della verità”. Non è un’immagine fredda di mura e pietre: è la comunità viva dei credenti, radicata in Cristo, che custodisce un mistero grande. Questo mistero è Gesù stesso: manifestato nella carne, giustificato nello Spirito, proclamato dalle genti, accolto nel mondo, innalzato nella gloria. È il cuore della nostra fede, un canto che attraversa i secoli e che oggi ci raggiunge con la stessa forza di allora.
Il salmo ci fa entrare in questa lode. “Grandi sono le opere del Signore, degne di ammirazione per tutti quelli che le amano”. Non sono parole da recitare distrattamente, ma un invito a contemplare. La memoria delle opere di Dio è come una lampada che non si spegne: illumina le notti oscure, sostiene i passi incerti, apre il cuore alla gratitudine. È il ricordo che diventa fiducia, la storia che diventa speranza.
Eppure, proprio davanti a questa luce, Gesù nel Vangelo ci mette in guardia contro la durezza del cuore. Racconta di una generazione che non sa riconoscere né la voce austera di Giovanni Battista né la gioia conviviale del Figlio dell’Uomo. È il rischio di chi resta seduto nella piazza, incrociando le braccia, incapace di lasciarsi toccare da ciò che Dio offre. Non bastano segni straordinari o parole solenni: occorre un cuore che ascolta, che si lascia muovere, che accoglie la sapienza di Dio dovunque si manifesti.
Così i tre brani si uniscono: la Chiesa custodisce un mistero che non è teoria, ma vita; il salmo invita a riconoscere le opere di Dio e a cantarle con gratitudine; il Vangelo ricorda che senza apertura interiore, anche i doni più grandi restano incompresi. È come un fiume che scorre: la sorgente è Cristo, la memoria è la lode, l’approdo è la risposta libera del nostro cuore.
🌿 Commento finale
Lasciamoci allora guidare da questa sapienza che si manifesta nella carne fragile del Figlio e che chiede di essere accolta con semplicità. Non restiamo spettatori immobili, ma entriamo nel movimento della fede: custodire, lodare, rispondere. È questo il cammino che oggi la Parola ci apre davanti.
