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Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 16 Aprile 2024

Commento al brano del Vangelo di: Gv 6, 30-35

Ha appena sfamato cinquemila famiglie a partire dalla merenda di un generoso adolescente. La folla, entusiasta, è accorsa per farlo diventare re ed egli è fuggito. Sconsolato, Gesù invita tutti a cercare un altro cibo, a credere in lui. E questi, incredibilmente, chiedono un ulteriore segno per poter credere.

Non basta il segno grandioso appena compiuto? Di quanti segni abbiamo bisogno per credere, infine? Quanti segni dobbiamo ricevere per convertire il nostro cuore? Perché Dio deve fare il saltimbanco e superare continuamente gli esami a cui lo sottoponiamo?

La folla alza il tiro: certo, hanno visto il prodigio, ma Mosè, dice la Scrittura, ha sfamato il popolo nel deserto con la manna per decenni. Sperano di convincere Gesù a fare lo stesso, vagheggiano una sistemazione definitiva, sognano la risoluzione del quotidiano problema della fame. Cosa credono, di blandire Dio? Di sfidarlo?Di giocare al rialzo? Certo, sì. Come facciamo noi, purtroppo.

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Dio ha manifestato la sua potenza, nella nostra vita, ma il rischio è quello di chiedere di più, di volere ancora e ancora, di chiedere a Dio di piegarsi alla nostra volontà, visto che non riusciamo (vogliamo) a piegarci alla sua.

Passiamo la nostra vita nella dimenticanza (di Dio, della nostra anima, finanche del nostro desiderio), travolti dalle cose da fare, indifferenti alla profondità del nostro essere. Poi, quando qualcosa va storto, cominciamo a bussare a Dio, a chiedergli insistentemente segni della sua presenza.

Noi che siamo attorniati dai segni della sua presenza, desideriamo ancora dei segni più eclatanti, a nostra misura. E cosa deve fare Dio? Perché deve stare dietro ai nostri capricci? Non facciamo come la folla del vangelo di oggi, sappiamo riconoscere il grande segno della presenza di Dio che è (anche) l’eucarestia.

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Lasciamo da parte i dubbi e chiediamo con forza al Signore di donarci il pane che sazia il nostro cuore, l’unico che davvero può riempire il nostro insaziabile bisogno di infinito.

FONTE: Amen – La Parola che salvaIl blog di Paolo

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