Vangelo del giorno di Gv 16,20-23a

Nessuno potrà togliervi la vostra gioia.
Dal Vangelo secondo Giovanni.
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«In verità, in verità io vi dico: voi piangerete e gemerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia.
La donna, quando partorisce, è nel dolore, perché è venuta la sua ora; ma, quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più de154lla sofferenza, per la gioia che è venuto al mondo un uomo. Così anche voi, ora, siete nel dolore; ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno potrà togliervi la vostra gioia. Quel giorno non mi domanderete più nulla».
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Parola del Signore.
Che immagine splendida e intensa usa il Signore per aiutarci a crescere! La vita è come il grembo materno in cui siamo stati concepiti, accolti e ospitati per nove mesi e la vita nuova in Cristo, ma anche l’eternità, è la realtà che il neonato vede appena nato.
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Come vive il feto? Al buio, in uno spazio ristretto, dipendente totalmente dalla madre per nutrirsi e respirare. E, per il feto, il parto è un momento traumatico, non vorrebbe affrontare abbandonare il luogo caldo e protetto in cui vive, soffre, finché vede la luce e, per la prima volta, impara a respirare.
Il mondo che stiamo vivendo è un grembo, bello e accogliente, ma limitato e misterioso e la Creazione stessa soffre le doglie del parto (Rm 8,18-25). La morte per noi è il parto che ci introduce a una nuova dimensione: saremo gli stessi, sono stato un feto!, ma con una consapevolezza totalmente diversa nell’eternità.
Così per la madre: il momento del travaglio è faticoso e doloroso, spaventa, ma una volta che il proprio figlio è nato e lo si stringe fra le braccia, tutto quel dolore viene dimenticato.
Gesù usa quest’ultima metafora per cercare di incoraggiare i discepoli, straniti e spaventati del lungo discorso che sta facendo. Non sanno ancora quel che da lì a qualche ora accadrà, sanno solo che il Maestro ha detto loro che sta per andarsene e che manderà un Consolatore.
Tenero Gesù che si preoccupa di aiutare io suoi (e noi!) ad affrontare le doglie di ogni parto! Che ci incoraggia a camminare, a non fermarci al dolore (ai dolori) che la vita inevitabilmente ci riserva!
E conclude con un’apertura alla speranza: lo vedremo di nuovo e nessuno ci toglierà quella gioia… Probabilmente Giovanni parla del momento della croce e della resurrezione, ma la prima comunità ha letto queste parole anche come un invito a guardare avanti, oltre, al di là del presente: siamo qui ad attendere la definitiva manifestazione di Cristo nella gloria e le contraddizioni che viviamo altro non sono che le doglie di un parto.
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+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++
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