Vangelo del giorno di Lc 6,43-49
Perchรฉ mi invocate: โSignore, Signore!โ e non fate quello che dico?
In quel tempo, Gesรน disse ai suoi discepoli:
ยซNon vi รจ albero buono che produca un frutto cattivo, nรฉ vi รจ dโaltronde albero cattivo che produca un frutto buono. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dagli spini, nรฉ si vendemmia uva da un rovo.
Lโuomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; lโuomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca infatti esprime ciรฒ che dal cuore sovrabbonda.
Perchรฉ mi invocate: โSignore, Signore!โ e non fate quello che dico?
Chiunque viene a me e ascolta le mie parole e le mette in pratica, vi mostrerรฒ a chi รจ simile: รจ simile a un uomo che, costruendo una casa, ha scavato molto profondo e ha posto le fondamenta sulla roccia. Venuta la piena, il fiume investรฌ quella casa, ma non riuscรฌ a smuoverla perchรฉ era costruita bene.
Chi invece ascolta e non mette in pratica, รจ simile a un uomo che ha costruito una casa sulla terra, senza fondamenta. Il fiume la investรฌ e subito crollรฒ; e la distruzione di quella casa fu grandeยป.
Parola del Signore.
Semplice e lineare, geniale e disarmante: un albero si giudica dai frutti. Quindi non servono le parole, le apparenze, le chiacchiere, come quel fico che Gesรน incrocia scendendo da Betania a Gerusalemme e che, nonostante le belle foglie, non ha nessun frutto.
Come il tempio nel quale, nel vangelo di Marco, Gesรน sta per entrare per la prima volta: un inutile albero senza frutti. Quindi la nostra vita spirituale, lโattivitร della nostra parrocchia, delle nostre chiese locali, si puรฒ in un certo senso quantificare. Dai frutti.
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E quali? Le chiese piene? Vocazioni a pioggia? Esuberanza delle nostre assemblee, gruppi, movimenti? No, i frutti elencati da san Paolo: il frutto dello Spirito invece รจ amore, gioia, pace, magnanimitร , benevolenza, bontร , fedeltร , mitezza, dominio di sรฉ (Galati 5, 16.19-25).
Se questa intuizione รจ vera, e lo รจ, allora lโunico modo per valutare lโefficacia di una scelta o di unโazione pastorale รจ quella di verificarne la bontร dei frutti. Che non significa efficacia pastorale, folle di convertiti, celebrazioni entusiastiche o guarigioni miracolose.
Un albero si giudica dai frutti e questi frutti sono grandi e insignificanti nello stesso tempo, li puรฒ vivere anche una piccola comunitร sgarruppata ridotta a pochi anziani, fuori dalle logiche imprenditoriali che a volte contagiano anche le nostre parrocchie.
E, viceversa, dai frutti possiamo risalire alla bontร dellโalbero, magari qualcuno che non bazzica le nostre chiese. Perchรฉ, รจ bene ricordarcelo, Dio non รจ proprietร dei cattolici, ma lo Spirito continua a spargere i semi del Verbo in tutti i cuori.
Spesso incontriamo persone che si dichiarano atee (e molto spesso sono anticlericali e con solide ragioni per esserlo) ma che, nei fatti, producono frutti di bene, di accoglienza, di stima, di empatia, di compassione.
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Per portare frutto lโunico modo รจ costruire saldamente la casa interiore sulla roccia che รจ Cristo, ascoltare la Parola con assiduitร e lasciare che germogli dentro di noi per portare un buon frutto che fa รจ destinato a durare.
+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++
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