Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 13 Febbraio 2026

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Vangelo del giorno di Mc 7,31-37

Fa udire i sordi e fa parlare i muti.
Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidòne, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli.
Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!». E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente.
E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!».

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Parola del Signore.

È ancora fuori dai confini di Israele, dopo Tiro, la Decapoli, le dieci città pagane cui i romani avevano concesso statuto speciale, spina nel fianco dei devoti di Israele.

Nessun pio israelita avrebbe mai messo piede in quelle terre maledette, non così il figlio dell’uomo che desidera raggiungere quanta più gente possibile per annunciare il Regno.

Gli portano un sordomuto, uno che non riesce a comunicare, che non ascolta, che non si esprime. La rappresentazione del nostro mondo fatto da sordi che non si ascoltano e da muti che non riescono a comunicare emozioni, anche se siamo connessi continuamente sui social.

Si impara ad ascoltare, se stessi, gli altri, Dio, si impara a comunicare non per vomitare stereotipate immagini di sé, ma per costruire, dialogare, capire.

Siamo sordi e muti e, per guarire, dobbiamo essere allontanati dalla folla, dal pensiero comune, dalla ridda di voci che ci stanno attorno, dal giudizio degli altri.

Solo nella (sana) solitudine possiamo ritrovare il gusto di ascoltare la Parola, la gioia di proclamare che Gesù è Dio, Signore e Maestro.

Sì: diventare discepoli ci aiuta ad ascoltare come discepoli, a spalancare l’udito del cuore.

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Sì: convertirci al Vangelo ci fa proferire parole di pace, di luce, che non giudicano, che non mentono, che non condannano.

Parole disarmate e disarmanti, come ci ricorda Papa Leone, capaci di aprire cuori e di deporre e far deporre le armi taglienti dell’offesa e della violenza.

E questo avviene, anche, con una ritualità particolare: la saliva, che si pensava contenne particolari poteri di guarigione, il toccare, l’entrare in contatto…

Frequentando l’eucarestia, partecipando ai sacramenti, segni efficaci della grazia, possiamo avanzare nella guarigione, diventare uditori, diventare evangelizzatori.

Anche noi, nello stupore, possiamo dire del Signore: ha fatto bene ogni cosa, fa udire i sordi, fa parlare i muti. Noi muti, diventati proclamatori di prodigi, capaci di ascolto e di accoglienza.

+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++

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