HomeVangelo del GiornoPaolo Curtaz - Commento al Vangelo del 1 Febbraio 2024

Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 1 Febbraio 2024

Commento al brano del Vangelo di: Mc 6, 7-13

Come i discepoli, Gesù invia tutti noi a preparargli la strada, ad annunciare il vangelo. Siamo mandati a preparare la venuta del Signore, non a sostituirlo, a testimoniare la sua presenza attraverso la nostra esperienza, non a fare da filtro o da dogana.

Siamo posseduti dal Signore, non lo possediamo né abbiamo l’esclusiva su di lui. Marco pone delle condizioni all’annuncio, una sintesi per ricordare ai discepoli (e a noi) con quale stile sono chiamati ad annunciare il Regno.

I discepoli sono mandati ad annunciare il Regno a due a due: non esistono navigatori solitari tra i credenti, tutta la credibilità dell’annuncio si gioca sulla sfida del poter costruire comunità. Al geniale guru solitario, Gesù preferisce il faticoso percorso della condivisione fra anime: è l’amore che abbiamo fra di noi che annuncia, non la dialettica spettacolare.

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Parlare della comunità in termini astratti è bello e poetico; vivere nella propria comunità, concreta, con quel membro del gruppo, con quel viceparroco, con quel cantore, è un altro affare. Gesù ci tiene alla scommessa della convivenza, fatta per amore al Vangelo, pone quel a due a due come condizione prioritaria all’annuncio.

Al di sopra delle simpatie e dei caratteri, Gesù ci invita ad andare all’essenziale, a non fermarci alle sensazioni di pelle, a credere che la testimonianza della comunione, nonostante noi, può davvero spalancare i cuori.

La Chiesa non è il club dei bravi ragazzi, non ci siamo scelti, Gesù ci ha scelto per avere potere sugli spiriti immondi. Perciò la Chiesa, quella sognata dal Maestro, non quella piccina delle nostre scelte e delle nostre risse, dei piccoli orticelli da coltivare e delle opinioni, è lunga, larga e profonda e permette a chi con cuore sincero cerca il volto di Dio, di essere accolto e accompagnato, cercatore fra cercatori, perdonato fra perdonati. E insiste: non siamo un’azienda, una multinazionale del sacro, una Onlus dello Spirito, la Proloco della fede.

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Non dobbiamo contare sui mezzi, sulle strategie ma, più semplicemente, sulla passione e sullo Spirito.

FONTE: Amen – La Parola che salvaIl blog di Paolo

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