p. Gaetano Piccolo S.I. – Commento al Vangelo di domenica 4 Luglio 2021

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Mettere etichette

Avete mai fatto caso alle simpatie o antipatie immediate che nascono in noi quando incontriamo una persona per la prima volta? In genere ci facciamo unโ€™idea di qualcuno a prima vista, in base alle nostre esperienze, ai ricordi, alle paure o ai vantaggi che ne possiamo trarre. Diciamo pure che tendiamo per lo piรน a mettere etichette sulle persone. รˆ un principio di economia, ci serve a risparmiare energie. Classifichiamo le persone, le incaselliamo, con lโ€™illusione di poterle gestire meglio. Questo atteggiamento diventa molte volte una forma di violenza e di manipolazione perchรฉ non lasciamo allโ€™altro la libertร  di crescere e di esprimersi, ma lo costringiamo a stare dentro i nostri schemi.

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Con gli altri

Questa dinamica รจ presente molte volte anche negli ambienti piรน familiari: avviene per esempio allโ€™interno di una coppia, dove ogni sorpresa o novitร  รจ vista come strana, insolita, degna di sospetto. Accade persino nel rapporto tra genitori e figli: i genitori si fanno molte volte unโ€™idea dei figli e non sono disposti a ricredersi. Per quanto un figlio cerchi di smentire quellโ€™idea, un genitore purtroppo farร  molta fatica ad ammetterlo. รˆ proprio cosรฌ che si tarpano le ali a chi sta cercando di crescere.

Con Dio

Questa tendenza a mettere etichette si dispiega in realtร  anche con Dio: pensiamo di conoscerlo, non gli permettiamo piรน di sorprenderci, lo diamo per scontato. Puรฒ capitare a chi vive una fede stanca, ripetitiva, che ha perso il gusto di cercare, ma capita anche piรน spesso a chi si forma a unโ€™immagine stereotipata e folcloristica di Dio. Al contrario chi si avvicina a Dio con onestร  e desiderio si accorge di non conoscerlo mai abbastanza: Dio sorprende e si sottrae a ogni etichetta per quanto brillante possa essere.

La crisi dellโ€™incomprensione

Il capitolo 6 del Vangelo di Marco, che cominciamo a leggere in questa domenica, mette proprio in evidenza questa delusione nella conoscenza di Gesรน. Questo capitolo viene infatti a volte indicato come crisi galilaica. Proprio in Galilea, cioรจ nella sua terra, nel luogo piรน familiare, Gesรน sperimenta lโ€™incomprensione. La gente pensa di conoscerlo, lo hanno visto crescere, e per questo sono refrattari a lasciarsi sorprendere e guarire da lui.

Non possiamo non vedere in questa dinamica qualcosa che provoca profondamente proprio coloro che di solito sono familiari di Dio: noi che lo frequentiamo, che viviamo con lui, che gli siamo piรน vicini, molte volte siamo quelli che fanno piรน fatica a lasciarlo operare in modo nuovo. Forse ci aspettiamo di vedere lโ€™azione di Dio sempre secondo i nostri parametri, quelli di cui abbiamo fatto esperienza, quelli che conosciamo meglio.

Si tratta anche di una provocazione per una cultura tradizionalmente cristiana che รจ entrata in crisi, proprio come sono entrati in crisi i concittadini di Gesรน: si tratta sempre di una cultura che non รจ disponibile ad ascoltare una parola profetica, cioรจ una parola nuova che scomoda. Vorremmo piuttosto essere confermati nelle nostre idee e nelle nostre sicurezze. Ma proprio quando la fede diventa accomodamento e tranquillitร  vuol dire che ha smesso di essere autentica.

Cosa ci aspettiamo da Dio?

Gesรน ci fa vedere in questi versetti come Dio entra nella normalitร  della condizione umana per scuoterla: entra nella sinagoga, legge la parola, si mette in relazione, si prende cura delle malattie dellโ€™uomo. Eppure questo non ci basta. Quale immagine di Dio stanno cercando i concittadini di Gesรน? Cosa si aspettano da Dio? In che modo Dio dovrebbe rivelarsi per dargli credito?

Qui Gesรน prende atto del suo fallimento apostolico: la gente รจ talmente incredula da impedirgli di agire. Sรฌ, รจ la nostra mancanza di fede che impedisce a Dio di agire. Gesรน non ignora questo fallimento. Si rende conto che il suo messaggio non รจ passato. Per questo si ferma, si interroga, prova a capire che cosa non ha funzionato. Cercherร  di capire cosa pensa le gente di lui e cosa si aspetta.

Lasciarsi interrogare

Forse anche noi dovremmo confrontarci con questo modo di reagire di Gesรน: spesso infatti tendiamo a negare il fallimento, non ce ne assumiamo la responsabilitร , non ci poniamo delle domande per capire come modificare la nostra comunicazione. Succede per i predicatori, succede per i genitori, ma anche per chi, piรน in generale, ha ruoli di responsabilitร . A dire il vero, accade in ogni tipo di relazione, dove capita di non sentirsi compresi, dal momento che possiamo aver fallito nel nostro tentativo di comunicare qualcosa di diverso. Questo fallimento non va occultato, ma va guardato e usato per trasformare il nostro modo di veicolare quello che ci sta a cuore.

Ogni volta che non siamo disposti a metterci in discussione, probabilmente stiamo perdendo unโ€™occasione di crescita e di cambiamento.

Leggersi dentro

  • Sono disposto a lasciarmi sorprendere dalle persone o tendo a mettere etichette irremovibili?
  • Sono disposto a lasciarmi sorprendere da Dio o lo cerco solo in contesti scontati e predefiniti?

P. Gaetano Piccolo S.I.
Fonte


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