Le parole ultime
Alla fine, si dicono le cose più importanti. Quando il tempo sta finendo, consegniamo alle persone che amiamo, il nucleo più profondo del nostro cuore.
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La relazione terrena tra Gesù e i suoi discepoli volge ormai al termine: Giuda ha preso la decisione di gettarsi nella notte, quella notte che è prima di tutto nel suo cuore. Giuda sprofonda nei suoi abissi interiori. Ma è proprio quella notte che permette alla luce di Cristo di splendere.
La novità dell’amore
Nel momento finale di questa relazione con i discepoli, Gesù affida loro un comandamento nuovo. È una novità che riguarda l’amore. La cosa più importante che Gesù affida alla Chiesa è semplicemente questo invito ad amarsi. E infatti sappiamo bene che proprio lì si nasconde la sfida più insidiosa. Non nelle cose da organizzare o negli eventi da costruire, non nella divisione del potere o nella costruzione dei tribunali, ma nel mettere alla prova la capacità di amare.
Questo comandamento è nuovo certamente perché sposta il baricentro della legge: il fulcro della fede non è più lo sforzo individuale di stare degnamente davanti a Dio, ma la scelta di amare nonostante tutto. Si tratta di amare anche quando l’altro non la pensa allo stesso modo, anche quando l’altro ci ferisce o mostra indifferenza, anche quando l’altro ci fa del male. Ecco perché questo comandamento è nuovo, perché si tratta di amare anche quando non ci conviene.
Questo comandamento è nuovo anche perché è la dinamica dell’amore che viene da Dio: «Ecco, faccio nuove tutte le cose!» (Ap 21,5). È il Risorto che ci fa vedere in maniera nuova tutte quelle dinamiche che davamo per scontato. Ogni relazione, ogni contesto, assume un colore diverso se Dio è presente.
Il suo amore come criterio
Questa novità consiste soprattutto nell’aggiunta di un come che Gesù inserisce nel comandamento che lascia ai discepoli: «Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri» (Gv 13,34). Senza questo come, precipiteremmo nell’abisso del confronto e della competizione.
Tendiamo spesso a misurare l’amore e il criterio è di solito l’amore dell’altro: ci sentiamo in debito perché qualcuno ci ha amato, non amiamo perché qualcuno non ci ha amato, calcoliamo l’amore per essere tutt’al più in pari con i conti, cerchiamo di non esagerare perché non sappiamo mai se l’altro sarà in grado di restituire. Questa è la dinamica che distrugge l’amore.
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Gesù invece pone il criterio dell’amore fuori dalla relazione: il criterio è il modo in cui lui ci ha amato e ci ama, non come ci ama l’altro! E Gesù ci ha amato fino in fondo, senza risparmiarsi e senza fare calcoli. In questo modo ci ha svelato la novità del comandamento dell’amore. Una logica nuova che fa saltare i criteri umani del calcolo e della reciprocità.
Originali nell’amore
Ci distingueremo come cristiani proprio per questa novità, se saremo capaci cioè di amare in un modo che sorprende. Altrimenti continueremo a stare dentro le logiche vecchie della mondanità. Scompariremo se non saremo originali nell’amore. Se nella Chiesa continuiamo a parlare di ruoli, di potere, di come spartirsi la gestione degli affari, non saremo riconosciuti come discepoli di Cristo: dal modo in cui ci amiamo, saremo riconosciuti.
L’amore implica la disponibilità a passare attraverso le tribolazioni, come ben ha imparato la Chiesa delle origini. È nella prova che viene fuori il modo nuovo di amare«dobbiamo entrare nel regno di Dio attraverso molte tribolazioni» (At 14,22).
Leggersi dentro
- Qual è il tuo modo di amare dentro le relazioni?
- Dal tuo modo di amare puoi essere riconosciuto come un discepolo di Cristo?

Per gentile concessione di P. Gaetano Piccolo S.I.
Fonte
