p. Ermes Ronchi – Commento al Vangelo di venerdì 13 Febbraio 2026

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VANGELO DI SENSI IN ASCOLTO

Ancora un miracolo.
Uno dei tanti.
Portano da Gesù un uomo
prigioniero del silenzio,
mentre la parola era murata dentro di lui.

Una vita senza musica
e senza voce,
un sordomuto come noi
che non ci si capisce,
che non si sa ascoltare,
sordi come lui.

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Siamo invasi da social
che ci fanno
comunicare con tutti,
anche quando
nessuno ci ascolta;
ci piace essere conosciuti
da un mucchio
di sconosciuti.

Quel sordomuto è fortunato
e non per la guarigione,
ma perché attorniato
da amici
che si prendono
cura di lui:
e lo condussero da Gesù.

La guarigione inizia
quando nel volto di qualcuno
vediamo spuntare un germoglio
di amore compassionevole.

E lo pregarono
di imporgli la mano
’.
Ma Gesù fa molto di più:
lo prende in disparte,
lontano dalla folla:

Io e te soli,
per questo tempo niente conta più di te.

Non importa
se è santo o peccatore.
Soffre e basta.

E noi?
Quando invece di dire:
sei malato, sei nevrotico,
si dirà:
vieni a cena da me,
al riparo
della mia amicizia?

Li immagino occhi negli occhi,
con Gesù che prende
quel volto fra le mani,
con poche parole
e gesti molto intimi.

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Lo tocca, e pone le dita
sugli orecchi del sordo.
Come lo scultore sulla creta
che sta plasmando,
come in una carezza.

A parlare è la tenerezza dei gesti.

Poi con la saliva
toccò la sua lingua.

Spirito e parola condensati,
in un vangelo di contatti,
di odori, di sapori.

Gesù opera
la guarigione dei sensi,
e per farlo li usa tutti:
mani, occhi,
orecchi, bocca,
per ricondurci
all’essenza della vita,
perché è
attraverso i sensi
che percepiamo
il mondo.

Guardando verso il cielo,
emise un sospiro,
e gli disse: Effatà!
In aramaico,
nel dialetto di casa,
nella lingua della madre,
ripartendo dalle radici.

Apriti e non “apritevi”,
si rivolge così all’uomo intero,
e non ai suoi orecchi.

Apriti, come si apre
una porta all’ospite,
come le braccia all’amore.

Apriti agli altri e a Dio,
anche con le tue ferite,
attraverso le quali
vita esce e vita entra.

Una vita guarita è quella
che si apre sul mondo:
e subito gli si aprirono
gli orecchi,
si sciolse il nodo
della sua lingua
e parlava correttamente.

In realtà non è
l’organo fisico dell’orecchio,
in realtà è scritto
che si aprirono ‘gli ascolti’.

Si aprì la comprensione,
non gli orecchi.

Se non sai ascoltare,
perdi la parola.
E sa parlare solo chi sa ascoltare.

Dono da chiedere instancabilmente,
per il sordomuto
che è in noi:

donaci, Signore,
un cuore che ascolta
(cfr 1Re 3,9
).

Allora nasceranno
pensieri e parole
che ci faranno
uscire dall’assurdo
di parole non dette
e non ascoltate,
dall’assurdo che è l’uomo chiuso.

Che l’unica
nostra parola sia: ‘apriti’.
Se apri la tua porta,
vita viene (Jaki Petrovic).

Per gentile concessione di p. Ermes, fonte.