p. Ermes Ronchi – Commento al Vangelo di lunedì 20 Ottobre 2025

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UN PIZZICO DI ANIMA NEL FUTURO
 
“Maestro, dividi l’eredità tra me e mio fratello”.  

Da sempre la fratellanza affatica intere famiglie.

E Gesù cosa fa?
Scavalca,
va oltre le domande,
passa a un piano
più profondo.

E lo fa con una storia:
si inventa la parabola dell’uomo ricco, euforicamente preso dentro il vortice delle molte cose:

Ho molti soldi
per molti anni.
Anima mia, mangia, bevi,
riposa e divertiti”.

Niente di sbagliato fino a qui.
Il Vangelo non è moralista, non vuole disamorarci della vita,
della gioia di vivere.

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Gesù stesso ha tra i suoi seguaci gente anche molto ricca, come Zaccheo, Lazzaro, Giuseppe d’Arimatea, donne con molti averi.

Ma la felicità non può mai essere solitaria ed ha a che fare con il dono.

L’innesco del dramma è la solitudine dell’uomo ricco, il suo deserto di relazioni: nessun volto,
nessuno in casa,
nessuno nel cuore. Neanche Dio.

E quando ragiona tra sé e sé, quest’uomo ha un solo aggettivo nel suo vocabolario: “mio”:
i miei raccolti, i miei magazzini, la mia vita,
dirò a me stesso,
anima mia.

Questa stregoneria del “mio” è la passione più stupida che ci sia.

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Stolto, questa notte stessa ti sarà chiesta indietro la tua vita.
Stolto non vuol dire cattivo o disonesto, ma poco intelligente, perché ha sbagliato investimento.

Lui investe sulle cose,
cose che hanno un fondo, ma il fondo delle cose è vuoto.

Altro che magazzini più grandi, è lì la tomba della sua anima!
“E se l’anima scende dal suo trono, la terra muore” (M. Gualtieri).

Gesù ci richiama a un rapporto sano con il futuro, che è fatto di anima: essere vivi domani mattina non è un diritto, è un dono. Rivedere il sole e i volti cari, non mi è dovuto. E’ un regalodi cui ringraziare con tutta l’anima. Metti un po’ di anima nel tuo futuro!
 
Gesù così propone due semplici leggi evangeliche, che però cambiano ogni logica economica:

  1. Non accumulare.
    Il problema di chi è ricco è di non avere mai abbastanza; all’avido, tutto non basta mai.

Ma si può aver bisogno di poco, e vivere molto.
Non consumare compulsivamente, sappi godere di ciò che hai,
resta fedele al tuo pane quotidiano, al poco che ti dà pace: a quel briciolo di allegria, alla gioia sufficiente per cantare, a quel filo d’amicizia per sorridere.

  1. Se hai qualcosa, è per condividere. I tuoi granai sono le case dei poveri.
    Il tuo IBAN è il loro indirizzo.
    Davanti a Dio siamo ricchi solo di ciò che abbiamo condiviso;

anche di un solo sorso d’acqua fresca donato,
di un cuore capace di perdono per sette o per settanta volte sette.
Alla fine sulle colonne dell’avere troveremo solo ciò che abbiamo perso per qualcuno.

La spiritualità vera è la capacità di godere con poco, e quel poco che hai di condividerlo con chi ha fame, sete, un sogno, o è solo; è il ritorno sereno alle piccole cose, alle persone, alla natura.
E al ringraziare.

Per gentile concessione di p. Ermes – Fonte.

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