Il commento al Vangelo del giorno a cura di padre Enzo Fortunato.
Trascrizione del video, non rivista.
Buonasera, buonasera, buonasera brava gente. Buonasera brava gente!
Vedete, qui siamo sul sagrato della Piazza San Pietro, dove Papa Francesco, la domenica, a volte celebra la Santa Messa e dove ogni mercoledì c’è l’udienza. L’udienza è la catechesi ed è sempre un bel momento, perché tanta gente, tanti pellegrini, si radunano attorno a lui per ascoltare le catechesi di Papa Francesco.
Domani vi invito ad ascoltare la catechesi. Ci saremo anche noi, con tanti bambini. E da qui, da questa Piazza, partirà la nuova rivista Piazza San Pietro. Eh, Piazza San Pietro, che significa momento di incontro, momento di ritrovo. Significa che ognuno può ritrovarsi, che ognuno può esprimere la sua opinione, il suo parere. Ed è sempre un momento bello quando si sta insieme, quando si sta insieme.
Di fronte a me vedete, qui in alto, la Loggia delle Benedizioni, da dove il Papa si affaccia quando viene eletto oppure quando ci sono i momenti solenni della Chiesa. Pensate: la domenica di Pasqua, la domenica di Natale, dove c’è la benedizione alla città e al mondo. E allora vogliamo ascoltare questa parola che il Signore ci rivolge. Ed è la parola di un Gesù che ci invita a prendere sul serio la nostra vita, a impegnarci nella nostra vita. E a dirci soprattutto una cosa importante, che ora ascolteremo.
Ecco, qui voglio chiudere bene, brava gente. Ecco qua, abbiamo chiuso. E in Basilica ci sono i momenti di fraternità della Fratelli Tutti, presieduti da Cardinal Ravasi. Sono sempre dei momenti di catechesi. Ma ci ritorneremo poi, perché avvengono una volta al mese. Poi c’è un calendario che possiamo ritrovare. Bene, ma ascoltiamo questa parola che Gesù ci invita a vivere. Lo facciamo entrando nel suo tempio.
In quel tempo, Gesù disse una parabola perché era vicino a Gerusalemme ed essi pensavano che il regno di Dio dovesse manifestarsi da un momento all’altro. Disse: “Un uomo nobile di nobile famiglia partì per un paese lontano per ricevere il titolo di re e poi ritornare. Chiamati dieci dei suoi servi, consegnò loro dieci monete d’oro, dicendo: ‘Fatele fruttare fino al mio ritorno’. Ma i suoi cittadini lo odiavano e mandarono dietro di lui una delegazione a dire: ‘Non vogliamo che costui venga a regnare su di noi’. Dopo aver ricevuto il titolo di re, egli ritornò e fece chiamare quei servi a cui aveva consegnato il denaro, per sapere quanto ciascuno avesse guadagnato.
Si presentò il primo e disse: ‘Signore, la tua moneta d’oro ne ha fruttate dieci’. Gli disse: ‘Bene, servo buono. Poiché ti sei mostrato fedele nel poco, ricevi il potere sopra dieci città’. Poi si presentò il secondo e disse: ‘Signore, la tua moneta d’oro ne ha fruttate cinque’. Anche a questo disse: ‘Tu pure sarai a capo di cinque città’. Venne poi anche un altro e disse: ‘Signore, ecco la tua moneta d’oro, che ho tenuto nascosta in un fazzoletto.
Avevo paura di te, che sei un uomo severo: prendi quello che non hai messo in deposito e mieti quello che non hai seminato’. Gli rispose: ‘Dalle tue stesse parole ti giudico, servo malvagio! Sapevi che io sono un uomo severo, che prendo quello che non ho messo in deposito e mieto quello che non ho seminato. Perché allora non hai consegnato il mio denaro a una banca? Al mio ritorno l’avrei riscosso con gli interessi’. Disse poi ai presenti: ‘Toglietegli la moneta d’oro e datela a colui che ne ha dieci’. Gli risposero: ‘Signore, ne ha già dieci!’. Io vi dico: a chi ha, sarà dato; invece a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha. E quei miei nemici, che non volevano che io diventassi loro re, conduceteli qui e uccideteli davanti a me”. Dette queste cose, Gesù camminava davanti a tutti, salendo verso Gerusalemme.
Brava gente, entrando in questa Basilica ci sono due angeli a destra e due angeli a sinistra, due angeli grandissimi che sorreggono le acquasantiere. Nel tempio, potremmo dire, per eccellenza. Però vorrei prendere spunto proprio da questa acquasantiera, che è il segno del rispetto verso il tempio di Dio. Ci invita a farci la croce, ci invita a capire che stiamo entrando in un luogo santo. Gli angeli sono questa presenza costante. Gli angeli sono quelle creature di Dio che ci sono. Sono affidate a ciascuno di noi. La preghiera ce lo ricorda: “Angelo di Dio, che sei mio custode, illumina, custodisci, reggi e governa me, che ti fui affidato dalla pietà celeste. Amen”. Ed è bellissimo: “Angelo di Dio, che sei mio custode. Allora custodiscimi, custodisci il mio impegno”.
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Perché stasera Gesù che cosa ci vuole dire? Gesù ci vuole dire che molti, vedete, il versetto del Vangelo… Pensavano che il regno di Dio dovesse manifestarsi da un momento all’altro, quindi vivono la loro vita pensando a quello che accadrà, pensando al futuro. E io credo che Gesù, nel dirci: “Guardate, il regno di Dio è quel regno che siete chiamati a vivere”, fa il paragone. Un uomo nobile, che poi è lui, viene da un paese lontano, cioè viene da Dio, viene da quel paese a cui tutti vogliamo andare, e consegna un impegno a ciascuno di noi. Dice: “Vivi la vita, falla fruttificare”. A uno dà cinque, a uno dà tre, a uno dà una moneta.
Anche questo: il Signore sa che non siamo tutti uguali, sa che non siamo degli stampini, sa che non siamo fatti a fotocopie. Siamo tutti davvero diversi. Ecco perché non ci dobbiamo criticare, non ci dobbiamo giudicare. Siamo tutti diversi: chi col neo, chi con gli occhi a mandorla… Insomma, siamo tutti davvero diversi. E non abbiate paura. Vi ricordate Giovanni Paolo II, che sta di fronte a noi? San Giovanni Paolo II: “Non abbiate paura, l’un dell’altro, del vostro impegno”.
Non abbiate… Qua c’è una mano, no, stai coprendo la telecamera, devi girare così. Ecco, così. Qua c’è un angelo custode che arriva e ha visto tre monete, una moneta… Il Signore tiene presente che ognuno di noi può dare un tot. E quando ritorna, desidera che se, anche se abbiamo uno, o abbiamo tre, o abbiamo sei, dieci, dodici… Ognuno di noi è chiamato a dare quello che ha, senza giudicarci.
Il Signore che cosa vuole? Io lo dico sempre: il Signore vuole vedere quante battaglie abbiamo vinto. Arriviamo là e conta: tu hai vinto tre battaglie, tu hai vinto cinque battaglie, tu hai superato questo peccato, tu hai superato questo limite. Il Signore non è un contabile. Il Signore vede l’impegno che tu metti e, infatti, ringrazia e loda le persone, i servi che si sono impegnati. Ce n’è uno che dice: “Ma io non ho fatto niente perché avevo paura”. E questo non è bello, non ci può fermare. Il Signore dice: “Guarda, io tolgo poi tutto e do a chi si è impegnato”. Ed è bellissimo poi, perché chi si è impegnato e porta frutto, riceve una valanga di grazie. Prende anche quel poco che aveva tolto a quell’uomo che non si era impegnato per niente, perché aveva paura. Il demonio, la paura, l’avevano bloccato, e lo dà a chi aveva fatto tanto.
E allora impegniamoci. Tanto o poco, ma impegniamoci. Il Signore vuole vedere questo filo rosso della nostra vita, che si chiama impegno. Io mi impegno, non penso ai risultati. Vanno bene le cose? Mi sono impegnato. Vanno male? Mi sono impegnato. E la coscienza non ci rimprovererà niente. Mi fermo qui. Coraggio allora, forti, forti, forti! Eh, forti, lo diciamo accanto a San Giovanni Paolo II. Forti, forti, forti.
Bene, vado ai saluti. Stasera ho anticipato un po’, perché quando la Basilica rimane chiusa, bisogna chiudere anche noi.
