Commento al Vangelo di domenica 24 Novembre 2024 a cura di don Claudio Luigi Fasulo – Sanremo.
Trascrizione generata automaticamente da Youtube e rivista tramite IA.
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Eccoci giunti all’ultima domenica prima del cammino dell’Avvento. Ebbene sì, il tempo passa molto in fretta, e la prossima settimana inizia il cammino verso la nascita di Gesù, una nascita che si rivive ogni anno. Ma saremo capaci di far nascere Gesù quest’anno nella grotta non solo di Betlemme, ma anche in quella del nostro cuore? Questo lo vedremo a partire da domenica prossima.
Ma veniamo alla solennità di questa domenica: la solennità di Cristo Re dell’universo. Come appena detto, chiude un anno liturgico e quindi, come ogni fine anno, è tempo di bilanci. La solennità di Cristo Re ci aiuta a fare il bilancio del nostro cammino di fede dell’ultimo anno.
Partiamo da una domanda: Gesù è re, ma in che senso? Perché Gesù è un re che come trono ha la croce e come corona ha le spine. Non è un potente che domina e spadroneggia. Se lo guardiamo, è un ragazzo, un perdente, uno sconfitto, un fallito messo a morte. Un re nudo, un giovane appeso a una croce, da cui esce solo sangue, e viene deriso dalla folla mentre sta per morire.
Questa è l’immagine opposta di quella che si aspettavano i Giudei come Messia. E per te, è questa l’immagine di un re secondo il tuo immaginario? Perché un re, nell’ideale, è un uomo forte, invincibile, potente. Eppure, no: Gesù Cristo è l’opposto. Pensate che il trono di questo re, cioè la croce, è il simbolo della fede cristiana. Ci rendiamo conto che portiamo questo simbolo al collo, al polso, in tante maniere? In un mondo orientato solo alla vittoria, al potere, al primeggiare, noi portiamo un ragazzo appeso alla croce come segno della nostra fede: l’immagine di un re che si fa uccidere e umiliare per il nostro bene.
Gesù è un re che, nel Vangelo di oggi, dice una frase a Pilato estremamente diretta. L’ascolterete proclamata dal diacono o dal sacerdote, e questa frase è: “Il mio regno non è di questo mondo. Se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei. Ma il mio regno non è di quaggiù.”
Alla luce di questa frase, lo so che adesso farò una osservazione molto dura: ti senti realmente servitore di un re così, oppure vorresti essere più servitore di un re forte e potente, salire sul carro dei vincenti? Allora, è tempo di bilancio. È tempo di porsi una domanda: questa domenica vuoi conquistare le cose di questo mondo suggerite dai tanti re, dai tanti guru, oppure accogliere la voce di Gesù, che ti vuole far camminare nel dono della vita, orientandola alla pienezza nonostante la tua debolezza?
Addentriamoci nel Vangelo di questa domenica, dove troviamo, in un certo modo, due re a confronto: Pilato, che è l’uomo dell’imperatore in Galilea, cioè la voce di Cesare, e Gesù, che è il vero re del mondo, perché lo ha creato e amato. Nel Vangelo di oggi si nota tutto ciò che, alla fine, ognuno di noi desidera: la libertà. Sì, perché chi è, tra Pilato e Gesù, il vero uomo libero?
Pilato è legato al potere e a ciò che la gente e Cesare, l’imperatore, pensano di lui. Gesù, invece, è legato mani e piedi, ma è legato dall’amore a tutti. Lo vedrete in questo processo che viene proclamato nel Vangelo. Pilato cerca di incalzare Gesù, facendogli capire che lui può tutto. Gesù fa capire a Pilato che è inutile, perché lui è forte con le parole, ma alla fine è un uomo sconfitto, un uomo prigioniero dentro se stesso. Il vero uomo libero è Cristo.
Questa è la fotografia di tanti Pilato e di tanti poveri Cristi del giorno d’oggi. Oggi c’è tanta gente che vuole spadroneggiare, prevaricare, possedere, dominare, avere, e poi c’è altra gente che, con cuore libero, all’apparenza subisce agli occhi del mondo, ma fa splendere in sé la fiducia di Cristo: un Dio che, come re vero e buono, ama e perdona sempre. Non cerca l’arroganza, cerca l’umiltà; non cerca il potere, cerca di servire; non cerca di spadroneggiare, ma cerca di accompagnare.
Bene, allora forse stiamo capendo perché la liturgia e la Chiesa ci invitano a festeggiare, come ultima domenica prima dell’Avvento, la solennità di Cristo Re dell’universo: un re che fa vedere la sua forza nell’umiltà e non nella prepotenza. Oggi è un giorno di bilancio, di fine anno liturgico. È importante capire che, seppur agli occhi dei Giudei del tempo di Gesù, Gesù sembri sconfitto, in realtà non subisce una sconfitta, ma vive il trionfo: il trionfo dell’amore, del servizio, della misericordia. Gesù non sconfigge con la forza e con la vendetta i suoi nemici. Con dolcezza e tenerezza, cerca di convertire i cuori, usando la forza della misericordia: “Perdonali, perché non sanno quello che fanno” è il grande grido di Gesù prima di morire.
Cristo è chiamato re perché vuole dei sudditi liberi e non ingannati. Vuole uomini e donne che lo imitano, lo imitano nella verità e non con maschere. Cristo vuole uomini e donne che, anche se all’apparenza sconfitti dalla vita, vivono la vita nella libertà. Cristo vuole uomini e donne che diventino, nel mondo di oggi pieno di maschere e finte apparenze, messaggeri di gioia, di pace, di amore. Cristo è un vero re che si prende cura di ognuno dei propri sudditi. Dio è un re padre, perché non siamo solo sudditi, e quindi potremmo dire cittadini già dell’eternità del regno dei cieli, ma siamo anche figli.
Ecco che allora un Dio re non chiede sacrifici, perché lui è il Padre che si sacrifica per l’uomo. Un Dio che al centro non pone se stesso, ma che vuole la salvezza dell’umanità. Un Dio fatto uomo in Gesù che non spezza nessuno, ma si fa spezzare per salvare l’umanità. Un Gesù che non vuole che gli altri versino il sangue, ma versa il suo, appunto per amare l’umanità ferita.
Allora, bene: ancora una volta il bilancio è questo. Chi vuoi come re della tua vita? Il tuo io, pensando che hai tutte le risposte della vita e che le scelte più giuste vengono da te stesso? O vuoi avere come re il mondo di oggi, che punta tutto su ideali effimeri e traditori? Oppure vuoi Dio, un Dio che ti ama, un Dio che ti perdona, un Dio che vuole accompagnarti nel cammino della vita se tu gli dai fiducia? Perché Dio si fida di te: ti ha messo al mondo, tu fidati di Dio.
