p. Alessandro Cortesi op – Commento al Vangelo di domenica 31 maggio 2026

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“Gesù disse a Nicodemo: Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito…” Nella sua esperienza storica, Gesù testimonia un rapporto unico e profondo che lo lega al Padre. La sua preghiera, il suo ritirarsi da solo sul monte, alcune sue parole ne erano segni. Tutta la sua esistenza si è svolta per compiere la volontà del Padre: ‘il regno di Dio è vicino’ è la sintesi del suo cammino.

Dopo la Pasqua, i discepoli comprendono in modo nuovo e scoprono Gesù come il Vivente, proprio perché tutta la sua vita è segnata dalla relazione con il Padre: “Lo Spirito del Signore è su di me… Egli mi ha scelto per portare ai poveri la bella notizia della salvezza” (Lc 4,18). Ricordano così quanto Gesù fece e disse e cercano di esplicitarlo. Il quarto vangelo parla così del ‘Figlio’ come Parola, comunicazione di Dio, il Padre. A partire dalla vita di Gesù, dal suo donarsi, essi hanno così poco alla volta aperto gli occhi sul volto di Dio che Gesù ha reso vicino: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito…”. La sua vita affonda nel mistero dell’amore e della vita di Dio il Padre che nessuno ha mai visto. E’ lui, dice il IV vangelo, il Figlio del Padre, l’interprete del Padre, colui che ce lo ha presentato: ‘Nessuno ha mai visto Dio: il Figlio unico di Dio, quello che è sempre vicino al Padre, ce l’ha fatto conoscere’ (Gv 1,18). E sono ricordate le promesse di Gesù di un Consolatore che sarebbe venuto, lo Spirito che guida alla verità di una presenza.

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Nel colloquio con Nicodemo, un uomo saggio ed in ricerca, Gesù parla del volto di Dio. C’è un dono del Padre e il dono del Figlio e tutti sono per la vita e la salvezza dell’uomo. Vivere questo incontro, dice Gesù a Nicodemo, non è questione di capacità o di sapienza umana, ma implica una nascita ‘di nuovo’ e ‘dall’alto’, opera non dello sforzo umano ma dello Spirito, da implorare e da accogliere. Tutta la vita di Gesù sta sotto il segno del dono per farci entrare in questa comunione di amicizia con il Padre (Gv 10,30).

Gesù ci ha reso vicino il volto di Dio comunione: il suo progetto non è giudicare il mondo, ma che il mondo si salvi. Si apre così la comunicazione di una vita come cura e passione perché ogni uomo e donna, il mondo – quel ‘mondo’ che nel linguaggio del IV vangelo è la realtà segnata dal peccato e dal male – anch’esso trovi cambiamento, conversione, salvezza.

Per gentile concessione di p. Alessandro – dal suo blog.

p. Alessandro Cortesi op

Sono un frate domenicano. Docente di teologia presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose ‘santa Caterina da Siena’ a Firenze. Direttore del Centro Espaces ‘Giorgio La Pira’ a Pistoia.
Socio fondatore Fondazione La Pira – Firenze.