don Vincenzo Leonardo Manuli – Commento al Vangelo del 31 maggio 2026

- Pubblicità -

Quando si parla di mistero non è qualcosa di inconoscibile o inarrivabile, ma è un cammino, e se i teologi hanno formulato formule di fede ispirati dallo Spirito Santo è perché non solo si sono messi al servizio, ma hanno esercitato un ministero e una missione per avvicinarsi alle verità di Dio a beneficio di tutti.

Questa domenica la chiesa ci invita a contemplare questo mistero attraverso la lettura di un breve brano tratto dal capitolo terzo del vangelo secondo Giovanni: “Dio è una comunione d’amore tra Padre, Figlio e Spirito santo, comunione che non rimane chiusa in sé ma che si apre a noi uomini, chiamati ad accogliere e a rispondere a tale amore” (EB).

- Pubblicità -

Le tappe della salvezza

L’economia della salvezza ha i suoi tempi, i suoi modi. Domenica dopo domenica, approfondiamo aspetti importanti della nostra fede. Come possiamo conoscere la Trinità? Partendo da Gesù, ci fa conoscere il Padre e dona lo Spirito Santo. Per noi cristiani, l’inizio è  la rivelazione di Gesù Cristo, e il Primo Testamento, prefigura, anticipa, prepara a questo mistero. Nella prima lettura, quando Mosè sale sul monte per incontrare il Signore, è già stata data la Legge, prima di realizzare il santuario, il redattore del libro, colloca il peccato del vitello d’oro. Israele tradisce l’impegno che si era assunto.

Il Signore però concede a Mosè una esperienza di Dio: “Il Signore passa sopra Mosè comprendolo”, e proclama il proprio nome: “Il Signore, il Signore ..” formula importante, carta d’identità del Signore che si rivela, il tetragramma sacro, YHWH, il nome proprio di Dio impronunciabile: Kyrios, Dominus, Adonai Adonai. Questo nome indica una relazione affettiva di Dio, mosso dalle viscere materne che fa grazia, grande nell’amore e nella fedeltà, mantiene la parola, la sua relazione di amore nonostante l’infedeltà del popolo. E’ Dio che si fa conoscere, cerca la sua creatura, noi siamo chiamati a rispondere a questo amore e contemplare la rivelazione.

Contemplare il mistero divino

Abbiamo visto una delle tappe con cui Dio si è fatto conoscere, ma senza mai vederlo. “Nella pienezza dei tempi” Gesù rivela Dio inserito nel contesto dell’incontro con il fariseo Nicodemo, “il dialogo avviene di notte: sono parole sussurrate, dette sottovoce, rivolte a chi non ha certezze, ma solo domande brucianti, che valgono il peso di tutta una vita” (LV).Gesù racconta un Dio che “ha tanto amato il mondo da dare il proprio figlio”, perché “chiunque crede, abbia la vita eterna”.  Entrare in questa comunione di amore così forte da essere un’unica realtà è un dono, e non resta che contemplare, lodare la sua bontà: “Dio è il Dio dell’amore e della pace”Nel dialogo Gesù afferma che conoscere il Padre è una grazia che può avvenire solo «dall’alto» (Gv 3,3), per opera della potenza di Dio, ma Nicodemo non capisce… “Gesù ribatte allora che tale potenza è lo Spirito di Dio, è lui che può operare una nuova nascita (cf. Gv 3,5-8). Poi aggiunge una rivelazione a prima vista enigmatica: affinché lo Spirito sia effuso da Dio sull’umanità, occorre che lui, il Figlio dell’uomo, sia «innalzato», come Mosè aveva innalzato un serpente di bronzo durante il cammino di Israele nel deserto (cf. Nm 21,4-9)” (EB). Gesù sarà innalzato, elevato da terra, sulla croce significa anche essere innalzato da Dio (cf. Gv 12,32), che prenderà Gesù nella sua gloria e lo proclamerà Signore. Siamo di fronte all’annuncio centrale della nostra fede: quello della passione, morte e resurrezione di Gesù. 

La realtà di Dio

Il miglior commento al vangelo sono le parole di Giovanni: «In questo si è manifestato l’amore di Dio per noi: Dio ha mandato suo Figlio nel mondo, affinché noi vivessimo per mezzo di lui. Giovanni esprime questa realtà nella sua Prima lettera, con parole di contemplazione che sono. L’amore consiste in questo: “non siamo noi che abbiamo amato Dio, ma è lui che ha amato noi e ha inviato suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati”. “Sì, l’amore viene da Dio e raggiunge noi uomini, non viceversa: «noi amiamo, perché Dio per primo ha amato noi» (1Gv 4,19)! Ci è chiesto dunque di riconoscerci quali creature amate in radice da Dio nella potenza del suo Spirito santo, di «credere all’amore» (cf. 1Gv 4,16), manifestatosi definitivamente nel Figlio Gesù Cristo. Accogliendo tale amore siamo resi capaci di esercitarlo a nostra volta, amandoci gli uni gli altri: è così che l’amore di Dio può diffondersi e manifestarsi nella storia. Davvero, come canta un antico inno della chiesa, «dove l’amore è vero, lì c’è Dio»!” (EB).

Contempliamo l’Amante, l’Amato e l’Amore, il Dio Tri-Unità impressa nella nostra anima trinitaria, cartina di tornasole della bellezza di Dio.

- Pubblicità -

Per gentile concessione di don Vincenzo Leonardo Manuli
Link all’articolo del suo blog

Don Vincenzo è nato il 7 giugno 1973 a Taurianova. Dopo la laurea in Economia Bancaria Finanziaria ed Assicurativa nell’Università Statale di Messina conseguita nel 1999, ha frequentato il Collegio Capranica a Roma dal 2001 al 2006. Ha studiato filosofia e teologia presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma dal 2001 al 2006 retta dai padri gesuiti della Compagnia di Gesù. []