โdopo aver predicato il vangeloโฆ ritornarono a Listra, Iconio e Antiochia rianimando i discepoli ed esortandoli a restare saldi nella fedeโ. ย
Nel quadro di una geografia delle comunitร visitate nel viaggio missionario Paolo e Barnaba esortano i discepoli a restare saldi. Eโ lโesperienza della prima comunitร ma รจ anche esperienza di ogni credente: la fatica della prova, la difficoltร e il senso di inutilitร nel presentarsi di situazioni di opposizione o di incomprensione.
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Lโesperienza della prova fa parte della vita ed รจ parte dellโesperienza della anche nella missione. Paolo Barnaba invitano a trovare saldezza nella fede, cioรจ nellโaffidamento alla grazia di Dio, nella rinnovata fiducia nel Signore. La scoperta sempre nuova รจ che Egli stesso apre nuove porte e richiede una disponibilitร coraggiosa per percorsi inediti: โNon appena furono arrivati, riunirono la comunitร e riferirono tutto quello che Dio aveva compiuto per mezzo loro e come aveva aperto ai pagani la porta della fedeโ.
La pagina dellโApocalisse conduce ad orientare lo sguardo verso la nuova Gerusalemme, la cittร santa. Eโ al centro della visione di un nuovo cielo e una nuova terra. Il mare โ simbolo di ogni forza del male โ non cโรจ piรน. La cittร ha le sembianze di una sposa gioiosa nelle nozze e nellโincontro con lo sposo. Eโ uno sguardo che orienta a scorgere il fine della storia: lโesito della vicenda umana รจ indicato con la metafora della cittร , luogo di incontro, del convivere, della creativitร e dello scambio. La cittร รจ opera del progettare e del lavorare umano, รจ luogo del vivere insieme, dellโincontro, รจ costruzione di case e relazioniโฆ Al centro di questa cittร futura sta la presenza di Dio come Dio aperto allโincontro. โDio con loroโ รจ il nome dellโEmmanuele (Mt 1,23; Is 7,14), ed รจ la promessa di Gesรน risorto: โecco io sono-con-voi tutti i giorni fino alla fine del mondoโ (Mt 28,20).
Le cose di prima sono passate: non cโรจ piรน la morte nรฉ lutto nรฉ lamento nรฉ affanno: un nuovo mondo ha inizio. Tale promessa richiama gli annunci profetici che annunciano il venir meno di lacrime e il costruire case e vigne per abitare per sperimentare la pace (Is 65,19-21).
Il quarto vangelo presenta la morte di Gesรน come โglorificazioneโ. Proprio sulla croce si manifesta la gloria di Dio perchรฉ lรฌ, nel luogo dellโinfamia si rende vicino e visibile il volto di chi vive lโamore sino alla fine. La croce di Gesรน, nel IV vangelo diviene luogo di epifania, manifestazione del volto paradossale di Dio stesso che si rivela come amore disarmato e indifeso. Nellโuso del termine gloria il IV vangelo rinvia alla teofania della gloria di Dio nel Sinai. Lรฌ Dio si era manifestato rimanendo nascosto; sulla croce il suo volto si rende vicino nel volto del crocifisso.
E come nel Sinai cโera stato il dono della legge, parola di vita e comandamento per incontrare Dio stesso nella vita, cosรฌ Gesรน, prima di morire lascia ai suoi come testamento un comandamento nuovo ed esprime nel lavare i piedi il senso profondo della sua vita come servizio e come amore che giunge sino alla fine. Gesรน lascia ai suoi il nuovo comandamento: โamate come io vi ho amatiโ. Non si tratta tanto o solamente di indicazione di un esempio da seguire, ma di trovare in lui la forza di amare in tale modo. Gesรน indica la via dellโamore come manifestazione dellโessere suoi discepoli. Vivere in tal modo รจ giร anticipare nel tempo lโesperienza dellโincontro con Dio. Siamo chiamati ad affidarci a lui, ad accogliere innanzitutto questo amore che non tiene per sรฉ ma si spende per gli altri, superamento di tutte le cose passate e segno giร qui e nel presente di un nuovo mondo che sta crescendo.
Per gentile concessione di p. Alessandro – dal suo blog.
p. Alessandro Cortesi op
Sono un frate domenicano. Docente di teologia presso lโIstituto Superiore di Scienze Religiose โsanta Caterina da Sienaโ a Firenze. Direttore del Centro Espaces โGiorgio La Piraโ a Pistoia.
Socio fondatore Fondazione La Pira โ Firenze.

