Domenica scorsa, il Vangelo di Luca ci ha come inseriti nel viaggio di Gesรน verso Gerusalemme. Ognuno di noi, mentre segue i suoi ritmi di vita, magari giร segnati dalle vacanze, รจ preso dal Signore e coinvolto nel suo viaggio. Non siamo noi i maestri o coloro che scelgono la meta, eppure รจ un viaggio estremamente coinvolgente.
In questa domenica, lโevangelista ci associa ai settantadue discepoli inviati da Gesรน: โIl Signore designรฒ altri settantadue discepoli e li inviรฒ a due a due avanti a sรฉ in ogni cittร e luogo dove stava per recarsiโ (v. 1). Una prima riflessione riguarda il numero settantadue. Non รจ una semplice notazione quantitativa. Settantadue erano le nazioni della terra, secondo lโantica tradizione ebraica.
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ร come dire che, fin dallโinizio, lโorizzonte evangelico si apre a tutti i popoli, a tutte le nazioni, a tutte le culture. Gesรน, sin dai primi passi del suo viaggio, ha di fronte tutti i popoli, e a loro invia i discepoli. Nessuno deve restare fuori dellโannuncio del Vangelo.
La Pentecoste, quando tutte le nazioni che sono sotto il cielo โudirono annunziare nelle loro lingue le grandi opere di Dioโ (At 2,11), inizia giร qui, proprio mentre Gesรน muove i suoi primi passi. Con lo sguardo rivolto ai confini della terra, Gesรน dice ai discepoli: โLa messe รจ moltaโ. Nessuno รจ escluso dal suo sguardo e dalla sua preoccupazione. Di fronte a questa moltitudine immensa, con un accento di tristezza, aggiunge: โma gli operai sono pochiโ (v. 2).
Sรฌ, cโรจ una sproporzione tra lโenorme attesa e il piccolo numero di discepoli. Ma non si tratta di una semplice sproporzione numerica. Il problema sta piรน a fondo: nella qualitร dellโannuncio. Sta qui, io credo, la sfida che dobbiamo raccogliere.
Per far fermentare la pasta, senza dubbio รจ importante la quantitร di lievito, ma รจ decisivo che sia davvero lievito. Ebbene, il problema sta tutto qui, sulla qualitร del lievito. In altra parte del Vangelo si legge: โSe il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrร render salato?โ (Mt 5,13).
Settantadue discepoli erano per altrettanti popoli. Noi forse siamo pochi e certamente dobbiamo crescere anche nel numero. Ma il problema cruciale non รจ nel numero bensรฌ nella qualitร . Insomma, non รจ che siamo pochi; forse siamo poco lievito, poco sale, poca luce.
Ecco perchรฉ attorno a noi si vive spesso come se Dio non ci fosse. La messe resta molta, ma gli operai lavorano poco, sono tutti presi ognuno dai propri problemi, dalle proprie preoccupazioni. Sono per lo piรน tesi a salvare se stessi, ad arare il proprio piccolo campicello, a ritagliarsi la propria piccola tranquillitร . E chi non ha bisogno di tranquillitร ?
Il Vangelo ci suggerisce come essere bravi operai. Perchรฉ Gesรน, di fronte a una messe cosรฌ grande, manda i discepoli due a due? Non era piรน logico mandarli uno a uno e raddoppiare cosรฌ i luoghi di annuncio?
Bella la spiegazione che Gregorio Magno dร di questo passo evangelico. Il grande vescovo scrive che Gesรน mandรฒ i discepoli due a due perchรฉ la prima predica fosse anzitutto lโamore vicendevole, e comunque le loro parole fossero testimoniate con la loro vita. Questo vuol dire essere lievito, sale e luce.
โDa questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altriโ (Gv 13,35). La comunione tra i fratelli รจ la prima grande predicazione. Ma dovโรจ la nostra comunione? Dove la preoccupazione perchรฉ noi cresciamo come una famiglia?
Non siamo, invece, distanti gli uni dagli altri, ognuno per proprio conto? Ma โdue a dueโ vuol dire aprirsi a tutti. Sรฌ, lโevangelizzazione inizia dallโamore vicendevole e conduce ad allargare lโamore.
La Gerusalemme verso cui andiamo con il Signore, infatti, non รจ forse la cittร ove tutti gli uomini, tutte le nazioni, tutti i popoli si ritroveranno raccolti come in una sola famiglia?
Per questo oggi ci scandalizza piรน che mai la โcorsaโ al frazionismo, allo smembramento, alla contrapposizione, alla lotta fratricida, alle guerre tra gruppi etnici che si ammantano talora anche della dimensione religiosa.
La Chiesa, ogni comunitร cristiana, sente ancora piรน vere le indicazioni di Gesรน: โAndate: ecco io vi mando come agnelli in mezzo a lupiโ (v. 3). Non รจ un compito agevole per un โagnelloโ far cambiare vita al โlupoโ; non รจ facile sconfiggere lโindividualismo e lโinteresse per se stessi; non รจ naturale distruggere gli idoli dellโarroganza, della competizione, della forza, per affermare la signoria di Dio.
E tutto รจ ancora piรน difficile se questi โagnelliโ debbono presentarsi senza โborsa, nรฉ bisaccia, nรฉ sandaliโ. Lโunica loro forza รจ nella pace donata dal Signore e nellโamore vicendevole che la manifesta. ร questa lโunica forza che i discepoli hanno.
Qualcuno lโha chiamata la โforza deboleโ della fede; รจ debole perchรฉ non ha nรฉ armi, nรฉ arroganza; eppure รจ a tal punto forte da spostare i cuori degli uomini.
Le frasi finali del brano evangelico ce lo confermano: โI settantadue tornarono pieni di gioia dicendo: โSignore anche i demoni si sottomettono a noi nel tuo nomeโโ (v. 17). E Gesรน: โLo vedevo satana cadere dal cielo come la folgore. Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra i serpenti e gli scorpioni e sopra ogni potenza del nemico; nulla vi potrร danneggiareโ (vv. 18-19).
Cโรจ dunque un potere dato ai discepoli: quello di voler bene a Dio e agli uomini a ogni costo e sopra ogni cosa. Questa รจ lโunica grande e fortissima ricchezza del cristiano.
