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mons. Giuseppe Mani – Commento al Vangelo di domenica 13 Ottobre 2024

Vieni e seguimi!

Il vangelo tocca un punto sensibile, quello del possesso dei beni materiali. Attentamente seguiamo l’insegnamento preciso di questa domenica che non è un invito alla solidarietà e condivisione, né vuole far sentire in colpa chi possiede dei beni. Siamo invitati alla Sapienza per potere vedere e ricevere la Grazia della Parola vivente che Gesù ci offre.

L’inutile preoccupazione di fare per avere. Ci troviamo dinanzi ad un bravo uomo, che, però, è centrato su sé stesso. È un proprietario non soddisfatto di quel che ha. È naturale che l’uomo cerchi di avere sempre di più: “Maestro, cosa devo fare per avere la vita eterna?”. Cerca la vita eterna sinceramente, infatti si era gettato in ginocchio dinanzi al Signore, ma resta preoccupato del “fare per avere”. Ora, la vita eterna non è un oggetto da possedere, ma un cammino in cui avanzare, guidati dalla Parola divina.

Gesù orienta il proprietario inquieto verso Colui che è veramente Buono. L’essenziale della fede non consiste nell’accumulare tante opere, ma nell’obbedire a Colui che solo è Buono. Non siamo discepoli di Gesù se non aderiamo alla sua missione, facendo la Volontà del Padre come ci suggerisce lo Spirito Santo. Questo atteggiamento del vero discepolo si accresce attraverso una preghiera vera e profonda per ottenere la Sapienza.

La Sapienza divina non è un bene da possedere, ma un dono da ottenere chiedendolo umilmente. Tutte le ricchezze del mondo non sono paragonabili alla Sapienza divina. L’uomo è un enigma che sfugge a sé stesso; è la Sapienza divina che dà la chiave di questo enigma. Per ottenerla basta pregare, chiederla, per essa si accede alla vera intelligenza.

La rinuncia non è attraente. Si capisce rinunciare al male, ma perché rinunciare alle cose buone? Nell’itinerario di un cristiano rinuncia vuol dire liberazione, alleggerirsi per andare liberamente verso dove il Signore ha fissato. Gesù non impone niente al suo interlocutore, ma lo prende in parola su ciò che gli manca: “Va’, vendi tutto quello che hai, dallo ai poveri e avrai un tesoro in cielo, poi vieni e seguimi!”.

Il testo precisa l’atteggiamento di Gesù in quest’istante: “Lo guardò e lo amò”. Sveglia così un’altra dimensione, quella dell’essere, dell’essere in comunione, più che quella di avere. Chiama alla rinuncia, cioè alla liberazione del suo cuore preoccupato più dal possesso, per proteggersi. Non è una maledizione gettata sulle ricchezze materiali, ma un avvertimento: “Sarà difficile per coloro che possiedono ricchezze entrare nel Regno dei cieli!”. La sorpresa degli apostoli corrisponde alla nostra e la precisazione di Gesù è illuminante: “Per gli uomini questo è impossibile, ma non per Dio. Perché tutto è possibile a Dio”.

Questo è il punto più importante del Vangelo di questa domenica: Gesù ci raccomanda di non distrarci con le ricchezze ingannatrici e materiali, per mettere risolutamente la nostra fiducia nella Sapienza che viene da Dio. Questa Sapienza è comunione con Dio e, più precisamente, collaborazione alla sua opera in questo mondo. Per conseguenza la vita cristiana non consiste nell’accumulare cose di cui la vita è già piena. È accoglienza fiduciosa della Sapienza che viene da Dio, Sapienza che opera in tutte le cose. Questa sapienza è potenza di trasformazione che supera qualsiasi rinuncia.

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