Monastero di Bose – Commento al Vangelo del giorno – 8 Luglio 2020

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Lโ€™autore del Vangelo secondo Matteo riporta, nella sezione che si apre con questo brano, lโ€™invio in missione dei dodici apostoli e una serie di insegnamenti che riguardano le modalitร  di annunciare il regno dei cieli.

Gesรน chiama a sรฉ i dodici discepoli, cโ€™รจ dunque una chiamata che riguarda ciascuno di noi, chiamata a una relazione con il Signore. Nel passo parallelo secondo Marco si precisa in modo netto che Gesรน โ€œfece i dodici perchรฉ stessero con luiโ€ (Mc 6,14). Ogni azione di missione, di apostolato, di annuncio del Regno non puรฒ essere frutto di iniziativa personale. Lโ€™evangelizzazione รจ autentica solo quando nasce dalla relazione con il Signore Gesรน, che non immobilizza, non lega a sรฉ in un atto di adorazione sterile, ma mette in cammino. Nel momento in cui รจ chiamato, il discepolo รจ anche inviato verso il fratello. La chiamata, il nostro nome รจ la nostra missione, come scrive Silvano Fausti: โ€œLa missione corrisponde sempre al proprio nome, alla propria storiaโ€, e ancora: โ€œLa comunitร  รจ punto di partenza e di arrivo della missione: realizza la filialitร  nella fraternitร . Solo chi รจ fratello รจ figlio, e solo chi รจ figlio si fa fratelloโ€.

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Lโ€™autoritร  che Gesรน conferisce ai discepoli non รจ un superpotere che renda piรน forti e migliori degli altri; essa nasce dalla piena accoglienza del nostro nome, della nostra vocazione a essere figli amati nel figlio di Dio e fratelli. Questa consapevolezza ci rende piรน forti di ogni spirito impuro di divisione che alberga nel nostro cuore e nelle nostre comunitร  e ci allontana da quellโ€™unitร  verso cui dobbiamo sempre tendere in noi stessi e con gli altri.

Il discepolo che, liberato da sguardi su di sรฉ, accoglie la chiamata del Signore, diventa presenza accanto e verso lโ€™altro, presenza che รจ essa stessa annuncio del vangelo, desiderio impellente di amore, che porta pace, che si prende cura degli ultimi, dei sofferenti. Cosรฌ Paolo puรฒ dire: โ€œAnnunciare il vangelo non รจ per me un vanto, perchรฉ รจ una necessitร  che mi si imponeโ€ (1Cor 9,16).

Matteo ci consegna i nomi dei dodici, inviati a due a due. Vivere la comunione come fratelli e sorelle รจ giร  annuncio del vangelo. Questi uomini sono pescatori, alcuni sono peccatori, come Matteo il pubblicano; non ci sono dottori della legge, nรฉ persone particolarmente dotate. Il testo ci dice che Gesรน inviรฒ questi dodici (cf. v. 10,5), questi e non altri, pur conoscendo le loro fragilitร  e debolezze. Non cโ€™รจ una comunitร  perfetta chiamata ad annunciare il vangelo, ma un gruppo di poveri uomini con le loro storie, le loro umanissime fragilitร , accomunati dallโ€™essere stati chiamati dal Signore.

La nostra umanitร  ci porta a fallire i nostri cammini personali e comunitari, ma questi fallimenti non sono la fine di tutto; sempre siamo chiamati a sollevare lo sguardo al Signore per ricominciare, sapendo che da lui riceviamo il mandato di apostoli, perchรฉ possiamo testimoniare gratuitamente la misericordia e lโ€™amore gratuito di Dio per noi. Tentati di sentirci migliori, dovremmo sempre ricordarci di questa comunitร  di discepoli inviati a predicare il Regno con la loro povertร , le loro storie umane di figli e fratelli, piccolo gregge al quale il Signore non preannuncia lโ€™esito glorioso della missione, ma un cammino di spoliazione, di incomprensione e rifiuto fino a perdere la vita per lui.

Queste parole non sono solo per i missionari, ma per ogni discepolo, chiamato dal Signore con il suo nome, la sua storia ferita, a essere apostolo, testimone gioioso dellโ€™amore con cui Dio lo ha amato.

E quando perdiamo la strada e vogliamo annunciare qualcosa di diverso da quello che viviamo, ricordiamoci delle parole di Francesco dโ€™Assisi ai fratelli che andavano presso gli infedeli perchรฉ si comportassero โ€œin un modo che non facciano liti o dispute, ma siano soggetti a ogni creatura umana per amore di Dio e confessino di essere cristiani; lโ€™altro modo รจ che, quando vedranno che piace al Signore, annuncino la parola di Dioโ€.

Fratel Nimal


Fonte

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