Lโautore del Vangelo secondo Matteo riporta, nella sezione che si apre con questo brano, lโinvio in missione dei dodici apostoli e una serie di insegnamenti che riguardano le modalitร di annunciare il regno dei cieli.
Gesรน chiama a sรฉ i dodici discepoli, cโรจ dunque una chiamata che riguarda ciascuno di noi, chiamata a una relazione con il Signore. Nel passo parallelo secondo Marco si precisa in modo netto che Gesรน โfece i dodici perchรฉ stessero con luiโ (Mc 6,14). Ogni azione di missione, di apostolato, di annuncio del Regno non puรฒ essere frutto di iniziativa personale. Lโevangelizzazione รจ autentica solo quando nasce dalla relazione con il Signore Gesรน, che non immobilizza, non lega a sรฉ in un atto di adorazione sterile, ma mette in cammino. Nel momento in cui รจ chiamato, il discepolo รจ anche inviato verso il fratello. La chiamata, il nostro nome รจ la nostra missione, come scrive Silvano Fausti: โLa missione corrisponde sempre al proprio nome, alla propria storiaโ, e ancora: โLa comunitร รจ punto di partenza e di arrivo della missione: realizza la filialitร nella fraternitร . Solo chi รจ fratello รจ figlio, e solo chi รจ figlio si fa fratelloโ.
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Lโautoritร che Gesรน conferisce ai discepoli non รจ un superpotere che renda piรน forti e migliori degli altri; essa nasce dalla piena accoglienza del nostro nome, della nostra vocazione a essere figli amati nel figlio di Dio e fratelli. Questa consapevolezza ci rende piรน forti di ogni spirito impuro di divisione che alberga nel nostro cuore e nelle nostre comunitร e ci allontana da quellโunitร verso cui dobbiamo sempre tendere in noi stessi e con gli altri.
Il discepolo che, liberato da sguardi su di sรฉ, accoglie la chiamata del Signore, diventa presenza accanto e verso lโaltro, presenza che รจ essa stessa annuncio del vangelo, desiderio impellente di amore, che porta pace, che si prende cura degli ultimi, dei sofferenti. Cosรฌ Paolo puรฒ dire: โAnnunciare il vangelo non รจ per me un vanto, perchรฉ รจ una necessitร che mi si imponeโ (1Cor 9,16).
Matteo ci consegna i nomi dei dodici, inviati a due a due. Vivere la comunione come fratelli e sorelle รจ giร annuncio del vangelo. Questi uomini sono pescatori, alcuni sono peccatori, come Matteo il pubblicano; non ci sono dottori della legge, nรฉ persone particolarmente dotate. Il testo ci dice che Gesรน inviรฒ questi dodici (cf. v. 10,5), questi e non altri, pur conoscendo le loro fragilitร e debolezze. Non cโรจ una comunitร perfetta chiamata ad annunciare il vangelo, ma un gruppo di poveri uomini con le loro storie, le loro umanissime fragilitร , accomunati dallโessere stati chiamati dal Signore.
La nostra umanitร ci porta a fallire i nostri cammini personali e comunitari, ma questi fallimenti non sono la fine di tutto; sempre siamo chiamati a sollevare lo sguardo al Signore per ricominciare, sapendo che da lui riceviamo il mandato di apostoli, perchรฉ possiamo testimoniare gratuitamente la misericordia e lโamore gratuito di Dio per noi. Tentati di sentirci migliori, dovremmo sempre ricordarci di questa comunitร di discepoli inviati a predicare il Regno con la loro povertร , le loro storie umane di figli e fratelli, piccolo gregge al quale il Signore non preannuncia lโesito glorioso della missione, ma un cammino di spoliazione, di incomprensione e rifiuto fino a perdere la vita per lui.
Queste parole non sono solo per i missionari, ma per ogni discepolo, chiamato dal Signore con il suo nome, la sua storia ferita, a essere apostolo, testimone gioioso dellโamore con cui Dio lo ha amato.
E quando perdiamo la strada e vogliamo annunciare qualcosa di diverso da quello che viviamo, ricordiamoci delle parole di Francesco dโAssisi ai fratelli che andavano presso gli infedeli perchรฉ si comportassero โin un modo che non facciano liti o dispute, ma siano soggetti a ogni creatura umana per amore di Dio e confessino di essere cristiani; lโaltro modo รจ che, quando vedranno che piace al Signore, annuncino la parola di Dioโ.
Fratel Nimal
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