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Monastero di Bose – Commento al Vangelo del giorno – 5 novembre 2026

Un Dio che cerca

Queste due parabole le conosciamo bene e precedono la parabola del figlio prodigo. Gesù ci racconta con immagini quotidiane l’amore del Padre per noi.

Anche se c’è qualcosa che eccede il quotidiano e l’ordinario, come nella parabola del seminatore, che esce a seminare in maniera larga e traboccante, quasi fosse cieco e non guardasse dove il getta seme e ne spreca-regala molto, qui il pastore lascia le novantanove pecore per cercare quell’unica smarrita.

Certo il valore e la preziosità di ogni singola pecora è innegabile, ma che il pastore parta subito, lasciando le altre nel deserto, alla ricerca di quella smarrita, è poco probabile. Prima cercherà di mettere al sicuro in un ovile o presso un altro pastore tutte le pecore e poi andrà a cercare quella perduta. Qui si sottolinea quest’attitudine del pastore, quasi un’urgenza di Dio Padre a cercarci proprio quando ci siamo allontanati da lui, quando ci siamo smarriti e abbiamo perso la via di casa. Il cercare o meglio il cercarci è una qualità dell’amore del nostro Dio.

Già il profeta Ezechiele racconta di Dio come di un pastore che va in cerca delle pecore: “Ecco io stesso cercherò le mie pecore e le passerò in rassegna” (Ez 34,11) e “Andrò in cerca della pecora perduta e ricondurrò all’ovile quella smarrita … le pascerò con giustizia” (Ez 34,16). Dio è il pastore buono che ha cura delle pecore, di tutte le pecore, anche di quella smarrita.

Nella tradizione è famosa questa frase: “Quaerens me, sedisti lassus” – “Cercandomi, ti sei seduto stanco”. Dio si stanca nel cercarci, il suo desiderio di bene per noi è grande, ci cerca fino a quando non ci trova. Questo pensiero che Dio ci cerca deve suscitare in noi la certezza dell’amore di Dio per noi, per ciascuno di noi, un amore fedele che non ci abbandona, anzi ci viene a cercare proprio lì nei tempi e momenti in cui ci siamo smarriti, quando siamo o ci sentiamo lontani da lui, fino a stancarsi nel cercarci!

È importante che entrambe le parabole abbiano un esito positivo: è certo che il Signore ci trova e si rallegra per noi. Si potrebbe anche dare a queste due parabole un significato escatologico: sicuramente il Signore ci troverà alla fine dei tempi, alla fine della nostra vita. Siamo chiamati a un incontro perché il Signore non solo ci attende, ma ci cercherà anche e si rallegrerà di questo incontro e di averci con lui.

La pecora viene ritrovata, così come la dramma, e questo “ritrovamento” fa scaturire la gioia e la conversione: la gioia del peccatore che si converte, perché “il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto” (Lc 19,10). Si può quasi sottintendere che la conversione avviene a causa di questo incontro, da questo essere stati ritrovati dal Signore. 

Allora lasciamoci cercare e trovare dal Signore che sempre e ancora una volta ci cerca per camminare con noi, che vuole stare accanto a noi per donarci la gioia che scaturisce da questo ritornare a lui.

“Facci ritornare a te, Signore
e noi ritorneremo” (Lam 5,21).

“O Dio, fa’ che ritorniamo,
fa’ splendere il tuo volto e noi saremo salvi” (Sal 80,4).

sorella Roberta

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Per gentile concessione del Monastero di Bose.

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