Siamo allโinizio del cammino quaresimale, cammino nel quale, ancora una volta, siamo invitati a fare ritorno, a convertirci, ovvero a ridurre, almeno un poโ, la distanza tra i nostri pensieri e quelli di Gesรน Cristo, le nostre vie e quelle del Padre che pazientemente attende il nostro ritorno a casa.
Nel brano evangelico di oggi Gesรน fa proprio questo accostamento tra la via che lui deve percorrere (via di passione, sofferenza, rifiuto, morte ma anche di resurrezione) e la via di coloro che vogliono (e quindi per amore e nella libertร scelgono di) stare dietro a lui, camminare sulle sue tracce, conformare la propria vita alla sua.
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Ecco allora che le tre radicali esigenze poste da Gesรน a quelli che decidono di stare alla sua sequela si illuminano di una luce nuova e non solo perdono quel tono un poโ masochistico e paradossale di cui sembrano essere rivestite ma diventano anche sensate e cariche di vita.
Rinnegare se stessi, prendere la propria croce ogni giorno, perdere la propria vita: questi sono aspetti di quel movimento che il Figlio stesso, venendo nel mondo, ha assunto su di sรฉ per donarci la vita.
Che altro significa infatti โrinnegare se stessiโ se non compiere quel passaggio dal possesso geloso al dono di sรฉ, come fece Cristo che โpur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un possesso geloso lโessere come Dio, ma svuotรฒ se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uominiโ (Fil 2,6-7)? Allora ciรฒ che ci viene chiesto รจ di spogliarci del โnostroโ per rivestirci di Cristo, per ritrovare in lui la nostra piena veritร , per diventare figli nel Figlio.
Che cosa significa โprendere ogni giorno la nostra croceโ se non amare fino alla fine, come Cristo ci ha amati e ha dato se stesso per noi? E Gesรน questo amore non lo ha narrato solo nella passione e nella morte ma lungo tutta la sua esistenza, โdeponendoโ ogni giorno la sua vita per coloro che incontrava, prendendo su di sรฉ i nostri dolori e le nostre infermitร , i nostri peccati e le nostre miserie.
Che cosa significa โperdere la propria vitaโ se non fare spazio a lui, il Signore e Salvatore, fino a dire audacemente con Paolo: โNon sono piรน io che vivo ma Cristo che vive in meโ (Gal 2,20)?
Certo, questa che Gesรน traccia per noi รจ unโardua via ma รจ anche profondamente liberante perchรฉ radicandoci in Cristo, ricevendo da lui la vita, noi impariamo a stare nel mondo senza essere del mondo, ovvero impariamo ad amare questa vita, portandone tutte le gioie e i dolori, ma โsollevatiโ dallโamore di Cristo che ci libera dalle inutili zavorre di cui spesso ci carichiamo, illudendoci cosรฌ di dare spessore a una vita che in realtร ha giร inscritto in sรฉ il suo senso e la sua bellezza.
In questa luce anche le piccole o le grandi rinunce di questa Quaresima possono essere un esercizio (ascesi significa proprio questo) per alleggerire il nostro โzainoโ, affinchรฉ il nostro passo alla sequela di Cristo sia reso piรน agile e risoluto, e, come dice la Regola di Benedetto, โcon il cuore dilatato nellโinesprimibile dolcezza dellโamore si corra sulla via dei comandamenti di Dioโ (Prologo 49).
sorella Ilaria
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