Occhi pronti ad accogliere la luce
Nel brano evangelico di oggi Gesรน prende ad esempio per ammonire ed esortare la sua generazione, che non รจ tanto diversa dalla nostra generazione, due realtร straniere: la regina del sud e la cittร di Ninive, e per far questo attinge alla narrazione scritturistica, in modo specifico al bel testo del Primo libro dei Re 10,1-10 dove si narra appunto della regina di Saba che sentito parlare della sapienza di Salomone viene da lui con atteggiamento un poโ scettico e incredulo per verificare questa sua fama, e dopo averlo incontrato dichiara: โIo non credevo a quanto si diceva, finchรฉ non sono giunta qui e i miei occhi non hanno visto; ebbene non me nโera stata riferita neppure una metร !โ (cf. 1Re 10,6-7), ammettendo cosรฌ di essersi sbagliata nel suo essere prevenuta nei confronti di Salomone.
Il secondo esempio invece รจ tratto dal breve, ma anchโesso bellissimo, libretto di Giona dove si narra come allโannuncio del profeta Giona la cittร di Ninive fece unanimemente penitenza, governanti e sudditi, ricchi e poveri e persino gli animali in una significativa comunione e solidarietร stimolata dalle parole minacciose del profeta, che ottennero cosรฌ ascolto in un fattivo cammino di conversione.
In entrambi i casi si tratta di stranieri capaci di ascolto, capaci di accoglienza delle parole dellโaltro e capaci di cambiare la propria opinione o la propria condotta.
Nei versetti successivi del brano evangelico Gesรน passa dalla metafora dellโascolto a quella della vista: occorre avere un occhio semplice, non cattivo, per lasciarci raggiungere dalla luce, quella vera, e diventare luce nella luce, come quei bei volti di santi tutti luminosi perchรฉ abitati dalla luce di Cristo e capaci di irradiare questa luce fuori di sรฉ, illuminando chi incontrano, come la lampada posta sul candelabro per illuminare coloro che entrano nella casa.
Per riconoscere il Signore occorre quindi un cuore docile, capace di ascolto, e un occhio semplice, capace di guardare senza i filtri dei nostri pregiudizi e delle nostre presunzioni, in una costante ricerca delle tracce del suo passare nelle nostre vite come un povero e un mendicante, uno straniero e un bisognoso, uno a cui forse non daremmo spontaneamente nรฉ ascolto nรฉ attenzione.
Ma per fare questo occorre ancora prima riconoscere che siamo una generazione malvagia (โnon migliore dei nostri padriโ direbbe la Scrittura), una generazione incapace di discernere i segni della presenza del Signore, del suo agire, incapace di ascoltare la sua parola, il suo parlarci al cuore perchรฉ facciamo ritorno a lui. Ma nonostante ciรฒ noi siamo costantemente visitati da colui che รจ venuto nel mondo per chiamare e salvare i peccatori, che รจ venuto per insegnarci ad ascoltare con un cuore umile ed attento e a guardare con occhi pronti ad accogliere la luce.
La regina di Saba e gli abitanti di Ninive ci siano ancora oggi di esempio e di incoraggiamento, loro che da stranieri hanno saputo accogliere e discernere lโuomo di Dio a loro inviato, o da loro cercato, e da questo incontro si sono lasciati trasformare nei propri pensieri e nella propria condotta di vita.
sorella Ilaria
Per gentile concessione del Monastero di Bose
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