Monastero di Bose – Commento al Vangelo del giorno – 14 Maggio 2021

746

Oggi facciamo memoria di Mattia, discepolo di Cristo chiamato a integrare il collegio apostolico dopo il tradimento e la morte di Giuda. Il vangelo che ascoltiamo in questa memoria ci svela il dono e lโ€™impegno di cui Mattia รจ fatto partecipe, dono e impegno offerti anche a ciascuno di noi.

Gesรน รจ seduto a mensa con i suoi nellโ€™imminenza della passione, e dopo averli invitati a restare come tralci in lui, vite vera (cf. 15,1-8), spiega loro che cosa significhi portare molto frutto e diventare suoi discepoli.

Rimanere come un tralcio nella vite vuol dire restare nellโ€™amore che Gesรน ha raccontato con la sua vita, un amore che viene dal Padre, che ci precede e che esprime il desiderio divino di gioia piena per ogni essere umano. Il discepolo รจ quindi innanzitutto invitato a credere la presenza di questo amore preveniente nella realtร  quotidiana, a discernere i segni della sua azione e a sentirsi chiamato alla gioia: non la sofferenza ma la gioia รจ opera di Dio!

Gesรน ci ha narrato un amore fondato su concreti atti di cura, espressione del dono della propria vita a favore della vita piena di chi รจ stato riconosciuto e accolto come prossimo. Si tratta di un dono che supera le categorie della simpatia e dellโ€™antipatia, dellโ€™appartenenza familiare o etnica o religiosa, per affermare il criterio della custodia di qualsiasi essere umano come fonte di unโ€™esistenza ricca di senso, di pace, di gioia. Soprattutto Gesรน ci ha raccontato un amore che non chiede il contraccambio, un amore che non va restituito a chi lo dona, ma va esteso riversandolo gli uni sugli altri: lโ€™amore del discepolo per Cristo si concretizza solo attraverso il bene per i fratelli e le sorelle in umanitร . Entrare nella logica di questo amore, allora, significa essere, al pari di Gesรน, uomini e donne โ€œin uscitaโ€, cioรจ disposti a fare il primo passo verso lโ€™altro, anche quando la via del dialogo e dellโ€™incontro รจ aspra o, addirittura, appare chiusa. Inoltre, significa liberarsi dallโ€™attesa che lโ€™amore dato ricada su di noi per entrare nella gioia di chi vede lโ€™amore donato correre e dilatarsi in un orizzonte sempre piรน ampio di scambi e di relazioni fraterne.

Per amare come Gesรน ha amato occorre fare memoria di lui, del modo in cui ha abitato le strade e i villaggi del suo tempo, dei gesti che ha compiuto e delle parole che ha pronunciato: bisogna cioรจ donare tempo alla parola del vangelo, prendere quella confidenza con essa che ci fa sentire il dono dellโ€™amicizia. Non siamo piรน servi ma amici perchรฉ, grazie alla Parola, Gesรน ci introduce nellโ€™intimitร  con il Padre. โ€œNon voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituito perchรฉ andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimangaโ€ (v. 16). Fare memoria di Gesรน significa anche ricordare il momento in cui abbiamo preso coscienza di essere stati da lui scelti per seguirlo sulla via dellโ€™amore: il ricordo di quella chiamata, infatti, รจ memoria viva e vivificante dellโ€™amore preveniente, gratuito e immeritato di Dio; รจ memoria che ci sostiene quando la vita sembra contraddire la promessa della gioia; รจ memoria che, al cuore dei fallimenti delle nostre umane vicende, ci invita a non temere: anche oggi il Signore ci previene e ci chiama โ€œamiciโ€.

sorella Chiara


Fonte

Puoi ricevere il commento al Vangelo del Monastero di Bose quotidianamente cliccando qui