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Monastero di Bose – Commento al Vangelo del giorno – 14 Luglio 2025

Commento al brano del Vangelo di: Mt 10,34–11,1

Data:

La “spada” della Parola

Nel capitolo 10 Matteo ci racconta come Gesù chiama a sé i discepoli e li invia, dando loro indicazioni, istruzioni, regole e avvertimenti. Il testo di oggi inizia con un monito molto forte, un annuncio che ci scuote: “Non sono venuto a portare pace, ma una spada” (v. 34). Sembra quasi una contraddizione nell’annuncio dell’evangelo, una parola dura che ci tocca e ci pone la domanda: “Perché Gesù ci dice questa parola?”

La spada ci riporta subito alle parole dell’anziano Simeone a Maria: “Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l’anima” (Lc 2,34-35) e al testo della lettera agli Ebrei “La parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio: essa penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito, delle giunture e delle midolla e scruta i sentimenti e i pensieri del cuore” (Eb 4,12).

Maria custodirà nel cuore questa parola dura di Simeone, parola che sarà anche la chiave per leggere e accogliere e vivere con un senso profondo la vita e la fine della vita di Gesù, suo figlio. 

Gesù stesso, a sua madre e a Giuseppe che lo cercavano angosciati, perché non era con loro nella carovana di ritorno da Gerusalemme, aveva detto: “Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?” (Lc 2,50). C’è un’urgenza, una priorità di Gesù di ascoltare e mettere in pratica la parola del Padre suo che diventa anche un’urgenza e un primato per il discepolo. Quindi la spada è segno di questo primato: spada che ferisce e separa, perché il primato della sequela porta a scelte non sempre facilmente comprensibili umanamente, come per Gesù la fedeltà all’amore per Dio e per gli umani lo porta alla croce, morte difficile da capire e accogliere dai discepoli stessi e “spada” per Maria che le trafigge il cuore nel vedere la morte del figlio.

La spada è la Parola di Dio che contiene quest’esigenza radicale e che vaglia così i cuori e diventa la sorgente delle azioni. Azioni che possono essere a volte faticosamente comprensibili perché mosse da questo appello radicale e profondo rivolto da Gesù e che ciascuno di noi assume e vive in modi diversi e per alcuni con una radicalità più intensa che induce a contraddire un vivere normale e quotidiano per restare fedeli all’appello del Signore che si sente rivolto. 

Per questo può esserci anche una separazione dagli affetti più cari, che sta in quel “perdere la propria vita”, nel lasciare per seguire il Signore. L’importante è restare piccoli, discepoli radicati nel Signore, ma sempre nell’umiltà, nella piccolezza, nell’essere grati per ogni cosa che riceviamo, che ci ristora nel cammino della vita: solo questo rende feconda quella radicalità che a volte può essere scomoda e anche urtare e ferire chi abbiamo accanto. Qui penso alle madri e ai padri che hanno lasciato liberi, pur nella fatica, figli e figlie di seguire il Signore nelle diverse vie, più impensabili, in cui sono stati chiamati a donare la loro vita.

sorella Roberta

Per gentile concessione del Monastero di Bose.

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