Luciano Manicardi – Commento al Vangelo di domenica 24 Agosto 2025

Domenica 24 Agosto 2025 - XXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - ANNO C
Commento al brano del Vangelo di: Lc 13,22-30

Data:

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La porta dโ€™ingresso

La prima lettura di questa domenica (Is 66,18-21) presenta un messaggio di grande universalismo. Lโ€™ultimo capitolo che chiude la raccolta di profezie poste sotto il nome di Isaia, annuncia la venuta del Signore e afferma che essa รจ volta al raduno di โ€œtutte le gentiโ€: quattro volte ricorre il termine goyim โ€œgentiโ€ (vv. 18.19bis.20). Lโ€™estensione universale รจ indicata anche dallโ€™espressione โ€œtutte le lingueโ€ (v. 18) e โ€œle isole lontaneโ€ (v. 19).

La dimensione universale si sviluppa attraverso un movimento di sistole e diastole, di convergenza e di dilatazione, ovvero di raduno e di invio in missione. Al raduno di tutte le genti (v. 18) segue lโ€™invio di messaggeri alle popolazioni di sette paesi (v. 19) che ritroviamo nella cosiddetta โ€œtavola dei popoliโ€ in Gen 10, ovvero tra i discendenti di Noรฉ. Questo raduno universale di popoli trova in Gerusalemme il suo punto di incontro.

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Questo carattere della prima lettura indirizza a cogliere lโ€™unitร  con la pagina evangelica (Lc 13,22-30) nellโ€™affermazione che nel Regno di Dio entreranno genti provenienti dai quattro angoli della terra (โ€œVerranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e sederanno a mensa nel regno di Dioโ€: Lc 13,29). Questa venuta escatologica di popoli trova in Gesรน la porta stretta che dร  accesso alla salvezza (โ€œIo sono la portaโ€: Gv 10,7).

Il vangelo si apre con una notazione di tipo geografico, una sorta di sommario che inquadra lโ€™episodio successivo allโ€™interno del cammino di Gesรน verso Gerusalemme (v. 22). Si tratta di una delle tre indicazioni lucane che parlano del cammino di Gesรน specificandone la meta: Gerusalemme, โ€œla cittร  che uccide i profetiโ€ (Lc 13,34). Le altre si trovano in Lc 9,51 e 17,11.

Gesรน sta seguendo il cammino stretto e angusto che lo porterร  a Gerusalemme, cioรจ alla croce salvifica. E, stando al terzo evangelista, egli ha piena coscienza del senso del cammino che sta percorrendo: โ€œIo scaccio demoni e compio guarigioni oggi e domani e il terzo giorno โ€˜sono compiutoโ€™ (teleioรปmai: la Bibbia CEI traduce: โ€œla mia opera รจ compiutaโ€). Perรฒ รจ necessario che oggi, domani e il giorno seguente io prosegua nel cammino perchรฉ non รจ possibile che un profeta muoia fuori di Gerusalemmeโ€ (Lc 13,32-33).

Queste parole, che seguono immediatamente il nostro brano liturgico, indicano bene anche il carattere dellโ€™insegnamento che Gesรน sta dando nel suo camminare verso la Cittร  santa. Se nel v. 22 Luca dice che lโ€™attivitร  consueta di Gesรน รจ la combinazione di cammino ed insegnamento, possiamo dire che certo egli dona insegnamenti mentre percorre la sua strada, mentre attraversa cittร  e villaggi, ma in profonditร  dobbiamo comprendere che il suo stesso cammino รจ insegnamento.

La determinazione che lo spinge e lo motiva in profonditร , che gli consente di affrontare โ€œa muso duroโ€ (cf. Lc 9,51: โ€œrese duro il suo volto per andare a Gerusalemmeโ€) le opposizioni che sa che lo attendono e le sofferenze che gli potranno venire inflitte รจ come se trasparisse dal suo stesso incedere deciso, dal suo corpo teso alla meta, dalla contrazione dei muscoli facciali, e non solo dalle parole lucide e impietose che pronuncia a piรน riprese.

Se egli invita chi cerca la salvezza a โ€œentrare per la porta strettaโ€, ovvero a prepararsi ad affrontare prove e sofferenze, ostacoli e difficoltร , lo fa mostrando se stesso che segue il cammino angusto e stretto. Il suo insegnamento รจ non solo udibile dalle sue parole ma anche visibile nel suo corpo, nella sua persona.

E unโ€™occasione di insegnamento gli รจ offerta dalla domanda che โ€œun taleโ€ gli pone circa il numero di coloro che raggiungono la salvezza: โ€œSono pochi quelli che si salvano?โ€ (v. 23). Gesรน non risponde direttamente ma toglie alla domanda la dimensione astratta e disimpegnata che potrebbe rivestire e ne fa lโ€™occasione di unโ€™esortazione pratica, concreta, coinvolgente: โ€œSforzatevi (o โ€œlottateโ€: agonรญzesthe) di entrare per la porta strettaโ€.

Il testo parallelo di Matteo parla di due porte e due vie, una larga che conduce alla perdizione e una stretta che conduce alla vita (Mt 7,13-14). Viene cosรฌ espresso in modo piรน chiaro il tema della scelta, della propensione umana che conduce molti a scegliere la porta larga e comoda mentre solo un piccolo numero, una minoranza, opta per la porta angusta e scomoda.

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Nella versione lucana Gesรน parla di sforzo da mettere in atto qui e ora se si vuole percorrere la via della salvezza. E lo sforzo รจ un esercitare forza nei propri confronti, sentendo anche fisicamente la fatica, la tensione, il dolore, il prezzo che costa tale cammino. Tale sforzo รจ anche una lotta, un combattimento aspro ancora una volta con se stessi e la fede richiede tale lotta: anzi, per Paolo la fede รจ chiamata a divenire lotta: โ€œCombatti (agonรญzou) la buona battaglia (agรดna) della fedeโ€ (1Tm 6,12).

Se la lotta della fede ha valenza escatologica ed รจ orientata alla โ€œsalvezzaโ€ (1Ts 5,9), alla โ€œvita eternaโ€ (1Tm 6,12), tuttavia lโ€™insegnamento di Gesรน comprende una dimensione piรน quotidiana e intravede un nemico non solo del cammino verso il Regno, ma del cammino esistenziale, del cammino stesso della realizzazione umana.

E il nemico da combattere รจ quello che possiamo chiamare il demone della facilitร  e che nella nostra contemporaneitร  possiamo vedere operante in un gran numero di situazioni. Parlo di demone perchรฉ mi pare che sia una potenza ammaliatrice, una dominante che affascina e ipnotizza, seduce e incanta molti, e solo pochi ne restano immuni.

La dialettica pochi-molti presente nel testo evangelico (vv. 23-24) la possiamo trasporre nel nostro oggi applicandola alla scelta, e ancora prima, al sentire che porta molti a reagire a molte situazioni dicendo โ€œรจ difficileโ€ e dunque a sottrarsi allโ€™incontro-scontro con la realtร  percepito come problematico, doloroso e che ci tocca in profondo obbligandoci a un faccia a faccia con noi stessi.

Ma non vi รจ impresa umana significativa che non comporti difficoltร , sforzi, fatiche, pazienza, fallimenti, ricominciamenti, contraddizioni, scacchi, rinunce, sofferenze: la costruzione di unโ€™amicizia, di un amore, di una famiglia, di una relazione genitoriale, di una carriera lavorativa, di un rapporto pedagogico, di un impegno politico o sociale. E cosรฌ รจ pure per la vita cristiana.

Cโ€™รจ una porta stretta da attraversare, non si puรฒ servire Dio e la ricchezza, รจ attraverso molte tribolazioni che si entra nel Regno di Dio. Si impone pertanto un movimento di resistenza alla cultura della facilitร , dellโ€™immediatezza, che spoglia la realtร  della sua โ€œdurezzaโ€ che รจ vitale per la maturazione umana.

Il Gesรน che ha intrapreso con risolutezza il cammino verso Gerusalemme ha assunto e interiorizzato la prospettiva della difficoltร  e respinto la tentazione della facilitร  (cf. Lc 13,33). Gli annunci della passione (Lc 9,22; 9,43-44; 18,31-33) dicono come Gesรน abbia introiettato la difficoltร  che il suo cammino esistenziale comporta e proprio da questa assunzione trovi forza per proseguire il cammino con perseveranza.

Evitare la porta stretta e la lezione che la durezza della realtร  puรฒ impartire allโ€™essere umano, svilisce la persona, la indebolisce, la svuota di energia. I molti che cercheranno di entrare, dice Gesรน, โ€œnon lo potrannoโ€, โ€œnon ne avranno la forzaโ€ (ouk ischรฝsousin).

Notiamo poi che la porta di cui parla Gesรน chiede il solo movimento dellโ€™ingresso. Non รจ la porta da cui si esce e attraverso cui poi si rientra: รจ porta che prevede il solo movimento unidirezionale dellโ€™entrata. E prima che venga chiusa definitivamente (cf. Lc 13,25) essa รจ anche invito allโ€™ingresso.

Come non ricordare la porta della legge di cui parla Kafka ne Il processo, una porta sempre aperta eppure mai varcata dallโ€™uomo di campagna che passa lโ€™intera vita nellโ€™attesa e alla fine della vita si sente dire dal guardiano: โ€œQui nessuno poteva ottenere di entrare poichรฉ questa entrata รจ riservata solo a te. Adesso vado e la chiudoโ€. Una porta aperta-chiusa: oggettivamente aperta, ma al tempo stesso chiusa nel sentito dellโ€™uomo di campagna.

Cโ€™รจ un invito alla responsabilitร  e alla decisione nelle parole di Gesรน. Perchรฉ viene il momento del troppo tardi. Viene il tempo in cui non cโ€™รจ piรน tempo. E la chiusura della porta diviene svelamento di veritร  di coloro che sono rimasti chiusi fuori. Le loro rimostranze vengono rigettate: โ€œNon so di dove sieteโ€ (vv. 25.27).

Essi avanzano pretese, affermano il loro diritto a entrare in virtรน del fatto che hanno mangiato e bevuto in sua presenza. รˆ interessante notare che lโ€™espressione โ€œmangiare davanti aโ€ la si ritrova in Lc 24,43 a designare il pasto preso da Gesรน con i discepoli di Emmaus. Possiamo ipotizzare che vi sia un riferimento eucaristico e che dietro alla โ€œpretesaโ€ di entrare vi siano cristiani che hanno partecipato allโ€™eucaristia, hanno anche ascoltato lโ€™insegnamento di Gesรน (โ€œtu hai insegnato sulle nostre piazzeโ€), ma questo non ha inciso nelle loro vite e non li ha condotti a compiere lo sforzo della reale e quotidiana sequela a caro prezzo del loro Signore.

La salvezza non รจ un privilegio e ad essa non si accede per diritto di nascita o in base a pratiche liturgiche, ma richiede unโ€™assunzione di responsabilitร , una scelta che orienta lโ€™intera esistenza in quella pratica dellโ€™umano che Gesรน ha vissuto radicalmente, fino alla fine.

Per gentile concessione del Monastero di Bose

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