Luciano Manicardi, Commento al Vangelo di domenica 1 Marzo 2020

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Il cuore, luogo delle tentazioni

La prima domenica di Quaresima presenta sempre il racconto evangelico delle tentazioni di Gesรน. In questa annata liturgica A il testo รจ quello di Matteo (4,1-11). Il testo si apre con una importante annotazione: โ€œGesรน fu condotto dallo Spirito nel deserto per essere tentato dal diavoloโ€ (Mt 4,1). La prima azione spirituale, mossa cioรจ dallo Spirito santo, compiuta da Gesรน subito dopo aver ricevuto il battesimo da Giovanni, รจ stata il faccia a faccia con il tentatore. Non visioni celesti, ma la visione della possibilitร  dellโ€™idolatria, della possibilitร  del male che attraversa il proprio cuore: questa lโ€™azione a cui Gesรน รจ guidato dallo Spirito. Perchรฉ il luogo della tentazione, per Gesรน come per ogni essere umano, non รจ tanto il deserto (Mt 4,1-4) o il tempio della Cittร  santa (Mt 4,5-7) o un monte altissimo (Mt 4,8-11), ma il cuore, il cuore che conosce le ariditร  e i miraggi del deserto, il cuore che subisce le seduzioni e gli inganni del sacro e del religioso, il cuore che nutre illusioni di altezze e di glorie che danno le vertigini. Detto altrimenti: il mondo in cui abitiamo รจ il mondo che ci abita, che vive nel nostro cuore. E Gesรน affronta le tentazioni aderendo fedelmente alla sua realtร  umana e creazionale, restando uomo e umano, custodendo il suo cuore di carne. Egli dice: โ€œNon di solo pane vivrร  lโ€™uomo (ho รกnthropos)โ€ (Mt 4,4; Lc 4,4), e si tratta anzitutto di quellโ€™uomo che รจ Gesรน stesso.

Gesรน attraversa la tentazione, non la rimuove. Cioรจ, egli accetta di misurarsi con essa in se stesso: non proietta lโ€™immagine del nemico su realtร  esterne, ma accetta che la potenza della tentazione si dispieghi nellโ€™intimo, nel cuore. Solo chi vince la potenza del divisore in se stesso puรฒ cacciare i demoni dagli altri umani. E Matteo ci mostrerร  Gesรน impegnato in questa vittoriosa attivitร  esorcistica in cui la potenza della sua stessa parola caccerร  i demoni dagli umani (Mt 8,16.28-34).

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La vittoria di Gesรน รจ interiore e spirituale: egli vince ricordando la Parola di Dio. E la parola ricordata gli fa ripercorrere il cammino del popolo dopo lโ€™uscita dallโ€™Egitto. Le tentazioni matteane riproducono il cammino di Israele nei quarantโ€™anni nel deserto rinviando (attraverso le tre citazioni del Deuteronomio in bocca a Gesรน) a tre episodi fondamentali dellโ€™esodo: la manna e le quaglie (cf. Es 16, a cui rinvia la citazione di Dt 8,3 su ciรฒ che nutre veramente lโ€™uomo); Massa e Meriba (cf. Es 17,1-7, a cui rimanda la seconda risposta di Gesรน tratta da Dt 6,16, che proibisce di mettere alla prova Dio); il vitello dโ€™oro (cf. Es 32, a cui siamo indirizzati dalla terza citazione, Dt 6,13, sullโ€™adorazione rivolta a Dio solo). Il ricordo della Parola di Dio, la memoria Dei, รจ ciรฒ che guida Gesรน alla vittoria. E la memoria Dei non รจ semplice ricordo di frasi bibliche, ma evento spirituale che interiorizza la presenza di Dio nel cuore dellโ€™uomo.

Tuttavia noi dobbiamo interrogarci: perchรฉ le tentazioni di Gesรน sono tentazioni? Ovvero: siamo cosรฌ sicuri che tutti ci scandalizzeremmo e grideremmo alla bestemmia se trovassimo scritto nei vangeli un racconto di miracolo in cui Gesรน muta pietre in pane? O dร  compimento letterale a un brano scritturistico come il Sal 91? In realtร  le tentazioni sono tali perchรฉ attentano allโ€™umanitร  di Gesรน, dunque al suo essere immagine e somiglianza di Dio: e Gesรน reagisce custodendo austeramente e con vigore la propria umanitร , senza scendere nel subumano e senza innalzarsi nel sovrumano. E cosรฌ custodisce anche lโ€™immagine di Dio rivelata dalle Scritture e non vi sostituisce una propria immagine โ€œmanufattaโ€. Significativamente nelle tentazioni Gesรน non ha parole sue, ma solo della Scrittura.

La tentazione si fa sentire nel momento della debolezza, nel momento in cui Gesรน, dopo il lungo digiuno, prova fame. Che cosa lo sazierร ? La risposta che Gesรน dร  al diavolo nella prima tentazione in realtร  vale per tutte quante le tentazioni: โ€œNon di solo pane vivrร  lโ€™uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dioโ€ (Mt 4,4 che cita Dt 8,3). Lโ€™insegnamento del Deuteronomio รจ ripreso nel libro della Sapienza: โ€œNon le diverse specie di frutti nutrono lโ€™uomo, ma la tua parola tiene in vita coloro che credono in teโ€ (Sap 16,26).

Ma cerchiamo di leggere e interpretare le tentazioni di Gesรน proiettando la loro luce sulla nostra vita. Di fronte alla fame (Mt 4,2-4), Gesรน non sovverte la creazione per soddisfare il proprio bisogno: egli non assolutizza il proprio bisogno, non ne cerca una soddisfazione im-mediata e non cede alla tentazione del miracolo che sopprime la fatica e il sudore del lavoro per trarre dalla terra il pane da mangiare (Gen 3,19). Egli non salta la condizione creaturale: Gesรน condividerร  certamente il pane con molte persone, ma a partire dal poco messo a disposizione da qualcuno, pochi pani e pochi pesci frutto della benedizione di Dio sul lavoro dellโ€™uomo. Gesรน non si sottrae cioรจ alla povertร  in cui consiste la veritร  dellโ€™essere umano. Gesรน non evade, con espedienti magici o tecnici (e la tecnica รจ la forma moderna della magia, capace di manipolare la realtร  e di stravolgerla in base allโ€™assunto che tutto ciรฒ che รจ tecnicamente fattibile puรฒ essere fatto), dalla condizione umana. E soprattutto non sfugge la mortalitร .

A Gerusalemme (Mt 4,5-7), Gesรน rifiuta di fare del tempio lo sgabello della sua affermazione personale, rifiuta la tentazione del prodigioso, dello spettacolare, dello stra-ordinario e non si sottrae al limite del proprio corpo, non impone la propria messianicitร  alla gente con lโ€™evidenza di una simile ostentazione di forza prodigiosa: gettarsi dal tempio ed essere salvato dagli angeli. Gesรน non violenta le coscienze, non le costringe a dargli lโ€™adesione, non piega le Scritture (il salmo 91 citato dal diavolo) a questo utilizzo โ€œimpudicoโ€, tutto volto allโ€™affermazione di sรฉ. Gesรน non fa delle Scritture una polizza assicurativa e della fede una garanzia di riuscita personale. Gesรน resta nella โ€œcastitร โ€. E nel rischio di chi accetta incondizionatamente la limitatezza della condizione umana. E anche la mortalitร .

Di fronte poi alla vertigine delle altezze cui lo conduce il diavolo (โ€œun monte altissimoโ€: Mt 4,8-10), alla visione di โ€œtutti i regni del mondo e la loro gloriaโ€ (in un impressionante accorciamento temporale e dilatazione spaziale) e alla promessa di potere e gloria, Gesรน non si sottrae ai limiti di spazio e tempo costitutivi dellโ€™umanitร . Non si sottrae alla mortalitร . Gesรน non cede alla tentazione del possesso, del potere, del dominio, non si lascia trascinare dal delirio dellโ€™onnipotenza, dal fascino perverso del โ€œtuttoโ€, non cede alla inebriante hรฝbris del potere e della gloria. Gesรน non si fa Dio, non ambisce il tutto, ma custodisce il senso del limite, della unicitร  di Dio e della distanza rispetto a Lui: โ€œSolo al Signore tuo Dio ti prostrerai, lui solo adoreraiโ€ (Lc 4,8). Gesรน resta nellโ€™obbedienza a Dio e alla propria creaturalitร .

Alla luce di queste osservazioni un aspetto della dinamica della tentazione che viene alla luce รจ quello della tentazione come miraggio, come abbaglio, come travisamento della realtร , che induce a scelte tanto convinte quanto illusorie e ingannevoli. La tentazione come non adesione alla realtร . Non a caso secondo Matteo, le tentazioni sono portate a Gesรน dal diavolo, dal dia-bolos, cioรจ dal divisore. Non si tratta di entrare in speculazioni sulla natura del diavolo, ma di percepire che รจ diabolico lโ€™esito della tentazione nel senso che opera divisione, ci divide: e se ci divide da Dio, essa anzitutto ci divide dalla realtร . Se la fede รจ adesione a Dio, essa inizia con lโ€™adesione alla realtร , fuori della quale vi รจ solo idolatria o patologia.

Mutare le pietre in pane, ovvero, cadere nel delirio di onnipotenza. Credere che siamo piรน forti delle resistenze che la realtร  oppone alla nostra umanitร , alla nostra volontร , al nostro desiderio, alla nostra fragilitร . Crediamo assurdamente che quelle pietre che pietre sono e resteranno sempre, possano diventare pane. La seconda tentazione ci presenta un Gesรน invitato a buttarsi dal punto piรน alto del Tempio. La tentazione dellโ€™annichilimento di sรฉ, dellโ€™autodistruzione, del suicidio. Del rifiuto della realtร  che si spinge fino alla negazione della propria vita, del distacco dalla realtร  che giunge fino a preferire la morte al vivere. Colpisce che questa che รจ la lettura piรน immediata ed evidente del testo non sia praticamente mai esplicitata nei commentari. Anche se il testo stesso la contempla e la suppone: infatti si tratta di una sorta di sfida posta dal diavolo sulla promessa che gli angeli salveranno Gesรน da quella caduta mortale. Gettarsi dal Tempio ha come esito lo sfracellarsi al suolo. Anche qui il divisore opera la divisione della persona dalla realtร  e dalla vita stessa. Infine, la terza tentazione avviene su un monte altissimo e da questa altezza il diavolo fa vedere a Gesรน tutti i regni del mondo e la loro gloria: โ€œtuttoโ€ รจ offerto a Gesรน in cambio dellโ€™adorazione al diavolo. Qui abbiamo piรน che mai lโ€™immagine della tentazione come miraggio, come abbaglio, come allucinazione. Gesรน non legge quella capacitร  di vedere in un momento il mondo intero e la sua gloria come esperienza spirituale particolarissima, come dono di Dio, come azione della grazia, ma, invece e appunto come visione distorta, come visione irreale della realtร , come allucinazione. Perchรฉ รจ sempre la concreta realtร  la misura dellโ€™autenticitร  dellโ€™esperienza spirituale.

A cura di Luciano Manicardi – Fonte


Letture della Domenica
I DOMENICA DI QUARESIMA โ€“ ANNO A
Colore liturgico: VIOLA

Prima Lettura

La creazione dei progenitori e il loro peccato.

Dal libro della Gรจnesi
Gen 2,7-9; 3,1-7

Il Signore Dio plasmรฒ l’uomo con polvere del suolo e soffiรฒ nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente. Poi il Signore Dio piantรฒ un giardino in Eden, a oriente, e vi collocรฒ l’uomo che aveva plasmato. Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare, e l’albero della vita in mezzo al giardino e l’albero della conoscenza del bene e del male. Il serpente era il piรน astuto di tutti gli animali selvatici che Dio aveva fatto e disse alla donna: ยซรˆ vero che Dio ha detto: Non dovete mangiare di alcun albero del giardino?ยป. Rispose la donna al serpente: ยซDei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare, ma del frutto dell’albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: Non dovete mangiarne e non lo dovete toccare, altrimenti morireteยป. Ma il serpente disse alla donna: ยซNon morirete affatto! Anzi, Dio sa che il giorno in cui voi ne mangiaste si aprirebbero i vostri occhi e sareste come Dio, conoscendo il bene e il maleยป. Allora la donna vide che l’albero era buono da mangiare, gradevole agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiรฒ, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch’egli ne mangiรฒ. Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e conobbero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture.

Parola di Dio

Salmo Responsoriale

Dal Sal 50 (51)

R. Perdonaci, Signore: abbiamo peccato.

Pietร  di me, o Dio, nel tuo amore;
nella tua grande misericordia
cancella la mia iniquitร .
Lavami tutto dalla mia colpa,
dal mio peccato rendimi puro. R.

Sรฌ, le mie iniquitร  io le riconosco,
il mio peccato mi sta sempre dinanzi.
Contro di te, contro te solo ho peccato,
quello che รจ male ai tuoi occhi, io l’ho fatto. R.

Crea in me, o Dio, un cuore puro,
rinnova in me uno spirito saldo.
Non scacciarmi dalla tua presenza
e non privarmi del tuo santo spirito. R.

Rendimi la gioia della tua salvezza,
sostienimi con uno spirito generoso.
Signore, apri le mie labbra
e la mia bocca proclami la tua lode. R.

Seconda Lettura

Dove ha abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Rm 5,12-19

Fratelli, come a causa di un solo uomo il peccato รจ entrato nel mondo e, con il peccato, la morte, cosรฌ in tutti gli uomini si รจ propagata la morte, poichรฉ tutti hanno peccato. Fino alla Legge infatti c’era il peccato nel mondo e, anche se il peccato non puรฒ essere imputato quando manca la Legge, la morte regnรฒ da Adamo fino a Mosรจ anche su quelli che non avevano peccato a somiglianza della trasgressione di Adamo, il quale รจ figura di colui che doveva venire. Ma il dono di grazia non รจ come la caduta: se infatti per la caduta di uno solo tutti morirono, molto di piรน la grazia di Dio, e il dono concesso in grazia del solo uomo Gesรน Cristo, si sono riversati in abbondanza su tutti. E nel caso del dono non รจ come nel caso di quel solo che ha peccato: il giudizio infatti viene da uno solo, ed รจ per la condanna, il dono di grazia invece da molte cadute, ed รจ per la giustificazione. Infatti se per la caduta di uno solo la morte ha regnato a causa di quel solo uomo, molto di piรน quelli che ricevono l’abbondanza della grazia e del dono della giustizia regneranno nella vita per mezzo del solo Gesรน Cristo. Come dunque per la caduta di uno solo si รจ riversata su tutti gli uomini la condanna, cosรฌ anche per l’opera giusta di uno solo si riversa su tutti gli uomini la giustificazione, che dร  vita. Infatti, come per la disobbedienza di un solo uomo tutti sono stati costituiti peccatori, cosรฌ anche per l’obbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti. Parola di Dio.

Forma breve:

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
5, 12.17-19

Fratelli, come a causa di un solo uomo il peccato รจ entrato nel mondo e, con il peccato, la morte, cosรฌ in tutti gli uomini si รจ propagata la morte, poichรฉ tutti hanno peccato. Infatti se per la caduta di uno solo la morte ha regnato a causa di quel solo uomo, molto di piรน quelli che ricevono l’abbondanza della grazia e del dono della giustizia regneranno nella vita per mezzo del solo Gesรน Cristo. Come dunque per la caduta di uno solo si รจ riversata su tutti gli uomini la condanna, cosรฌ anche per l’opera giusta di uno solo si riversa su tutti gli uomini la giustificazione, che dร  vita. Infatti, come per la disobbedienza di un solo uomo tutti sono stati costituiti peccatori, cosรฌ anche per l’obbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti.

Parola di Dio

Vangelo

Gesรน digiuna per quaranta giorni nel deserto ed รจ tentato.

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 4, 1-11

In quel tempo, Gesรน fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinรฒ e gli disse: ยซSe tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino paneยป. Ma egli rispose: ยซSta scritto: Non di solo pane vivrร  l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dioยป. Allora il diavolo lo portรฒ nella cittร  santa, lo pose sul punto piรน alto del tempio e gli disse: ยซSe tu sei Figlio di Dio, gรจttati giรน; sta scritto infatti: Ai suoi angeli darร  ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perchรฉ il tuo piede non inciampi in una pietraยป. Gesรน gli rispose: ยซSta scritto anche: Non metterai alla prova il Signore Dio tuoยป. Di nuovo il diavolo lo portรฒ sopra un monte altissimo e gli mostrรฒ tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: ยซTutte queste cose io ti darรฒ se, gettandoti ai miei piedi, mi adoreraiยป. Allora Gesรน gli rispose: ยซVร ttene, satana! Sta scritto infatti: Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai cultoยป. Allora il diavolo lo lasciรฒ, ed ecco degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.

Parola del Signore

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