Lectio divina 17 aprile 2018 – Suore di Casa Raffael

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Martedรฌ della Terza Settimana di Pasqua (Anno B)

Lectio:

  • Atti degli Apostoli 7,51-8,1a
  • Giovanni 6, 30 – 35

1) Preghiera

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O Dio, che apri la porta del tuo regno agli uomini rinati dallโ€™acqua e dallo Spirito Santo, accresci in noi la grazia del Battesimo, perchรฉ liberi da ogni colpa possiamo ereditare i beni da te promessi.

2) Lettura: Atti degli Apostoli 7,51-8,1a

In quei giorni, Stefano [diceva al popolo, agli anziani e agli scribi:] ยซTestardi e incirconcisi nel cuore e nelle orecchie, voi opponete sempre resistenza allo Spirito Santo. Come i vostri padri, cosรฌ siete anche voi. Quale dei profeti i vostri padri non hanno perseguitato? Essi uccisero quelli che preannunciavano la venuta del Giusto, del quale voi ora siete diventati traditori e uccisori, voi che avete ricevuto la Legge mediante ordini dati dagli angeli e non lโ€™avete osservataยป.

Allโ€™udire queste cose, erano furibondi in cuor loro e digrignavano i denti contro Stefano.

Ma egli, pieno di Spirito Santo, fissando il cielo, vide la gloria di Dio e Gesรน che stava alla destra di Dio e disse: ยซEcco, contemplo i cieli aperti e il Figlio dellโ€™uomo che sta alla destra di Dioยป.

Allora, gridando a gran voce, si turarono gli orecchi e si scagliarono tutti insieme contro di lui, lo trascinarono fuori della cittร  e si misero a lapidarlo. E i testimoni deposero i loro mantelli ai piedi di un giovane, chiamato Sร ulo.

E lapidavano Stefano, che pregava e diceva: ยซSignore Gesรน, accogli il mio spiritoยป. Poi piegรฒ le ginocchia e gridรฒ a gran voce: ยซSignore, non imputare loro questo peccatoยป. Detto questo, morรฌ.

Sร ulo approvava la sua uccisione.

ย 3) Commento su Atti degli Apostoliย  7,51-8,1a

Testardi e incirconcisi nel cuore e nelle orecchie, voi opponete sempre resistenza allo Spirito Santo. Come i vostri padri, cosรฌ siete anche voi. – At 7,51 – Come vivere questa Parola?

Le parole di Stefano sono dure, ma non meno di quelle che giร  Dio aveva usato con Mosรจ e poi con i profeti: “Questo รจ un popolo dalla dura cervice” (Es,33,5), e ancora: “Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore รจ lontano da me” (Is 29,13).

Gesรน รจ risorto, l’annuncio di questa travolgente storia di gioia e pace si diffonde, ma i โ€˜grandi’ del popolo, anziani e scribi, coloro che pretendono di avere la veritร  in tasca, si oppongono, anzi, “resistono allo Spirito Santo” che, proprio Lui, รจ all’opera dentro questa primavera della storia. Ormai il Consolatore promesso da Gesรน sta rivelando a tutti la veritร  dell’Uomo di Nazareth, non ascoltarlo รจ davvero segno di chiusura e di rifiuto.

E chi resiste allo Spirito Santo, chi non riconosce in Gesรน il Figlio di Dio che per amore ha preso la nostra carne, chi non accoglie il suo messaggio vitale di amore e di pace, implode nel cuore e nella mente: produce in sรฉ e attorno a sรฉ pensieri e sentimenti necrofili, di putridume e di morte. Infatti uccideranno Stefano, come gli altri prima di loro hanno ucciso Gesรน.

Il coraggio dell’annuncio, e la fedeltร  di Stefano chiediamo oggi, nel rientro al cuore. Anche a noi sarร  dato di contemplare i cieli aperti e l’abbraccio accogliente e benedicente di Gesรน risorto.

Ecco la voce di un martire di oggi Shahbaz Batti: Voglio che la mia vita, il mio carattere, le mie azioni parlino per me e dicano che sto seguendo Gesรน Cristo. Tale desiderio รจ cosรฌ forte in me che mi considererei privilegiato qualora, in questo mio sforzo e in questa mia battaglia per aiutare i bisognosi, i poveri, i cristiani perseguitati del mio paese, Gesรน volesse accettare il sacrificio della mia vita. Voglio vivere per Cristo e per Lui voglio morire”.

ยซEcco, contemplo i cieli aperti e il Figlio dell’uomo che sta alla destra di Dioยป. Allora, gridando a gran voce, si turarono gli orecchi e si scagliarono tutti insieme contro di lui. – Atti 7,56-57 – Come vivere questa Parola?

Stefano vive l’ora del suo martirio, in una tale certezza di fede-speranza che รจ come se giร  il cielo si schiudesse sopra il suo capo, cosรฌ come luminosamente splende nel suo cuore. Stefano, completando la sua fede chiara in Dio Padre con quella cristiana che รจ fede nel Figlio di Dio, vede la gloria di Dio e Gesรน che sta alla sua destra, e lo proclama con gioia estatica. Ma la sua luce, anzi il suo essere figlio della luce scatena le tenebre dell’odio e della violenza: la rabbia di quelli che non vogliono saperne di Gesรน e dei suoi testimoni. Ecco: il testo dice la loro rabbia malevola con quelle parole: “si turarono gli orecchi e poi si scagliarono tutti insieme contro di lui”.

Sรฌ, anche nel male, nell’anti-amore c’รจ coalizione. L’accecamento che nasce dalla rivolta di chi non accetta la veritร  circa il proprio cattivo operare suscita il gesto che รจ tra il ridicolo e il tragico: quello di tapparsi gli orecchi alzando grida altissime di ingiusta condanna. Quel che poi avviene รจ il frutto maturo di un rancore odio invidia e ingiusta condanna che non possono piรน contenere. Non a uno a uno ma tutti insieme si scagliano contro Stefano uccidendolo con la lapidazione.

Contemplare oggi questa scena dura drammatica e tuttavia folgorante significa persuadersi che ciรฒ che conta, anche oggi, in un mondo paganeggiante, รจ scegliere di vivere da testimoni di Cristo, costi quel che costi. Non saremo lapidati ma irrisi e non gratificati da leggi civili o di favoreggiamenti vari.

Splenderร  perรฒ il sole di Cristo nel nostro cuore e la sua gioia sarร  anche la nostra.

Ecco la voce di un teologo Maurice Zundel: I libri, i documenti, i ragionamenti non ci potranno mai convincere e convertire. Ciรฒ di cui c’รจ bisogno รจ la luce di una vita, l’irradiamento di un volto, il battito di un cuore: รจ il dono di tutta una vita.

4) Lettura: Vangelo secondo Giovanni 6, 30 – 35

In quel tempo, la folla disse a Gesรน: ยซQuale segno tu compi perchรฉ vediamo e ti crediamo? Quale opera fai? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: โ€œDiede loro da mangiare un pane dal cieloโ€ยป.

Rispose loro Gesรน: ยซIn veritร , in veritร  io vi dico: non รจ Mosรจ che vi ha dato il pane dal cielo, ma รจ il Padre mio che vi dร  il pane dal cielo, quello vero. Infatti il pane di Dio รจ colui che discende dal cielo e dร  la vita al mondoยป. Allora gli dissero: ยซSignore, dacci sempre questo paneยป.

Gesรน rispose loro: ยซIo sono il pane della vita; chi viene a me non avrร  fame e chi crede in me non avrร  sete, mai!ยป.

5) Commento sul Vangelo secondo Giovanni 6, 30 – 35

Il pane di Dio รจ colui che discende dal cielo, e dร  la vita al mondo.

Era convinzione comune che il dono della manna, ottenuta da Mosรจ, fosse il piรน grande segno compiuto da Dio, e che il promesso Messia ne avrebbe compiuto uno simile. Ecco allora logica e pertinente la richiesta, che la folla pretende da Gesรน: “Quale segno dunque fai tu, perchรฉ vediamo e possiamo crederti?” Con inizio solenne, tipico delle grandi proclamazioni, Gesรน ricorda che la benefica e nutriente manna era dono del Padre suo, aggiungendo: “non Mosรจ vi ha dato il pane dal cielo, ma il Padre mio vi dร  il vero pane che viene dal cielo“. Su questa sua solenne affermazione, ricca di significati da intendersi al di lร  della materialitร  dell’espressione, avviene di nuovo il fraintendimento degli ascoltatori, nella loro mente c’รจ sempre un alimento terreno. Allora gli dissero: “Signore, dacci sempre di questo pane“. Siamo di terra; facciamo fatica ad elevarci, ci รจ difficile capire la sua rivelazione senza equivocarla. La richiesta dei giudei di avere da Gesรน il pane del quale si parla, va in direzione opposta a quella che il Signore intende donare. Essi chiedono una cosa, un alimento, mentre egli vuole donare se stesso. Gesรน tronca tale argomentazione, invischiata ormai su un pane materiale alla maniera della manna, mangiata nel deserto, e proclama: “Il pane di Dio รจ colui che discende dal cielo e dร  la vita al mondo“. Come รจ grande questa frase! Gesรน non fa un discorso religioso, per intimi, nella sfera della coscienza, ma un discorso di vita; รจ importante capire questo! Egli medesimo, nella sua persona umano-divina, si offre ai suoi come nutrimento e sostentamento della vita a loro comunicata. Fuori di Gesรน non c’รจ vita, ma c’รจ solo lo sforzo; sforzo che รจ puntualmente frustrato dalle circostanze dell’esistenza. Dio non ci da tutto, come bisogno materiale. Nello stesso tempo colma in noi il desiderio di lui, pienezza di quanto possiamo volere, non necessariamente gli altri appetiti terreni. Tutto questo suscita una profonda riflessione su quale sia la nostra reale relazione con lui. Quanto egli conti per noi, quanto in sostanza sia veramente il nostro pane.

Quale segno dunque tu fai perchรฉ vediamo e possiamo crederti? Quale opera compi?” – Come vivere questa Parola?

Nel Vangelo di oggi Gesรน cerca di far comprendere alla folla che ha mangiato il pane da lui benedetto e moltiplicato che cosa significhi credere. Non รจ una risposta ovvia e consequenziale ad un ‘segno’ evidente e pragmatico, รจ l’accettazione di un Amore che si fa Pane di Vita per sfamare l’eterno desiderio dell’uomo di ‘un di piรน’, di ‘un oltre’ che per amore rimane nel tempo per sempre. Il ‘segno’ del Pane disceso dal cielo capace di dare la vita, nel linguaggio di Giovanni, svela l’identitร  di Gesรน: Figlio di Dio e Salvatore del mondo. Egli stesso, dunque, รจ il ‘segno’! La fede, allora, รจ adesione a Lui, alla sua persona: “Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrร  piรน fame…”, non รจ osservanza di una dottrina. Il vero pane รจ Gesรน, non le altre offerte di salvezza che potrebbero solo preparare e avviare ma mai essere meta e conclusione.

La fede รจ dunque adesione alla modalitร  di essere di Gesรน: una esistenza in dono. Il ‘Pane del cielo che dร  la vita al mondo‘ รจ la rivelazione del significato profondo del Cristo e del suo mistero pasquale e dunque dell’uomo stesso, di ciascuno di noi.

E noi abbiamo bisogno proprio di questo: abbiamo ‘fame’ ‘desiderio’ di un Dio che non stia per i fatti suoi, beato nella sua onnipotenza e perfezione, ma che si doni a noi, che ci riveli le nostre origini, che ci sia ‘terrร  dove stendere le nostre radici nella serenitร  e nella fiducia, che ci ‘nutrร  quando la fame di senso attanaglia il nostro essere temporale e fragile.

Ma abbiamo anche bisogno di Qualcuno che ci faccia diventare ciรฒ che profondamente sperimentiamo di essere e che fatichiamo a tradurre nei mille gesti di ogni giorno: dono.

Ecco la fede: non adesione intellettualistica ad un sistema di sapere, ma l’incontro con Una Persona, Cristo, che rivelandosi nella Parola e nel Pane, rivela noi a noi stessi e ci rende capaci di essere ciรฒ che siamo secondo il progetto creatore: esistenza in dono.

Oggi, nella nostra pausa contemplativa, ci tufferemo con gioia nel mistero pasquale che, in questo periodo, la liturgia offre alla nostra meditazione e alla nostra vita. Sรฌ, lo meditiamo, contemplando la persona di Gesรน risorto, mentre gli diciamo: Dacci il tuo Pane, dacci Te! Perchรฉ noi ci percepiamo amati da te e percependoci sfamati nell’amore, impariamo ogni giorno da te ad amare gli altri in sinceritร  e purezza di cuore.

Ecco la voce di un Santo Vescovo San Francesco di Sales: Il Pane che da la Vita. Fa’ sovente la Comunione, o Filotea, e credi a me: come le lepri diventano bianche d’inverno perchรฉ non mangiano altro che neve, cosรฌ a forza di adorare e mangiare la bellezza, la bontร , la purezza medesima in questo divin Sacramento, diventerai tu pure tutta bella, tutta buona, tutta pura!

ยซIo sono il pane della vita; chi viene a me non avrร  fame e chi crede in me non avrร  sete, mai!ยป. – Gv 6, 35 – Come vivere questa Parola?

I Giudei chiedevano a Gesรน – come al solito – un segno per credere. Gesรน offriva molti segni, ma essi non li vedevano, non riuscivano a vedere l’azione di Dio nelle opere di Gesรน e continuavano a chiedere un segno. Nella storia del popolo ebraico c’era stato un segno dal cielo: la manna. I Giudei reclamavano anche loro da Gesรน ยซil pane dal cieloยป, come lo ebbero i loro padri nel deserto. Gesรน risponde loro che quel โ€˜pane’ in realtร  non era ยซdal cieloยป, ma anch’esso era un cibo materiale: ยซNon รจ Mosรจ che vi ha dato il pane dal cielo, ma รจ il Padre mio che vi dร  il pane dal cielo, quello veroยป (v. 32). Il Signore Gesรน offriva loro il vero pane dal cielo: ยซcolui che discende dal cielo e dร  la vita al mondoยป (v. 33). Ma essi continuavano pervicacemente a non credere, a non accogliere quel pane vero che era Gesรน stesso. Essi, in realtร , volevano un segno secondo i loro propri gusti personali. Il Signore li chiamava alla fede, a riconoscere i prodigi operati da Dio nella realtร  della sua persona, andando al di lร  delle apparenze, a scoprire che nelle sue parole, nella sua testimonianza, nel dono che egli faceva della sua vita, c’era il vero pane dal cielo.

Anche per noi oggi si verifica la stessa cosa e questa รจ, purtroppo, anche la nostra storia. Corriamo sovente il rischio di non valutare le tante grazie che il Signore ci dร  continuamente e fissiamo invece il nostro sguardo solo sugli aspetti negativi e le difficoltร  della nostra vita. E cosรฌ siamo sempre un po’ inclini al pessimismo e insoddisfatti, continuando ad avere sempre fame e sete. Invece, se avessimo un po’ di fede vera, ci accorgeremmo che il Signore Gesรน รจ costantemente in mezzo a noi con la sua Parola, con i sacramenti, in particolare con l’Eucaristia, il vero โ€˜pane della vita’.

In un momento di preghiera intensa e di raccoglimento, in questo tempo di Pasqua, chiederemo ardentemente al Risorto la grazia di tenere costantemente gli occhi aperti sulla bontร  e misericordia di Dio verso di noi e su tutti i suoi innumerevoli doni con cui ci circonda. E saremo nella gioia, e non avremo piรน fame, nรฉ avremo piรน sete!

Ecco la voce del grande S. Agostino (Le Confessioni 1,1): ยซCi hai fatti per te, e il nostro cuore รจ inquieto finchรฉ non riposa in teยป

6) Per un confronto personale

Fame di pane, fame di Dio. Quale delle due predomina in me?

Gesรน disse: “Io sono il pane di vita”. Lui toglie la fame e la sete. Quale esperienza ho di questo nella mia vita?

7) Preghiera finale: Salmo 30

Alle tue mani, Signore, affido il mio spirito.

Sii per me, Signore, una roccia di rifugio,
un luogo fortificato che mi salva.
Perchรฉ mia rupe e mia fortezza tu sei,
per il tuo nome guidami e conducimi.

Alle tue mani affido il mio spirito;
tu mi hai riscattato, Signore, Dio fedele.
Io confido nel Signore.
Esulterรฒ e gioirรฒ per la tua grazia.

Sul tuo servo faโ€™ splendere il tuo volto,
salvami per la tua misericordia.
Benedetto il Signore,
che per me ha fatto meraviglie di grazia.

Suore di Casa Raffael

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