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Laura Paladino – Commento al Vangelo del 8 Settembre 2024

Vedere, ascoltare, amare come Cristo

«Il Signore è fedele per sempre», «ama i giusti », protegge in modo speciale i poveri (Salmo 45, Responsorio): tutta la liturgia ci invita a considerare questa verità e ad agire a nostra volta come il Signore.

San Giacomo, del quale stiamo leggendo, in queste domeniche di fine estate, l’unica densa lettera conservata tra i testi canonici, nella sua qualità di capo della Chiesa di Gerusalemme ammonisce «le dodici tribù che sono nella Diaspora» (Giacomo 1,1), quindi tutto il Popolo di Dio, a custodire la «fede immune da favoritismi personali»: «Dio non ha forse scelto i poveri agli occhi del mondo, che sono ricchi nella fede ed eredi del Regno promesso a quelli che lo amano?» (II Lettura).

Il segreto della gloria, insegnato con l’esempio da Gesù ai Dodici la notte della Cena (Giovanni 13,1-20), è il servizio ai fratelli, perché in loro c’è Dio; seguire il Signore della Vita significa, nella concretezza dell’esistenza, essere capaci di inginocchiarsi davanti agli ultimi, lenire le loro sofferenze, agire con coraggio contro le strutture di male che rendono schiavi i figli del Padre.

Sono queste le opere che il Maestro compie nel corso della sua vita terrena, soprattutto nel Vangelo di Marco, il più attento alle azioni di Gesù e a indicare la via della sequela; sono queste le opere che dobbiamo compiere anche noi, se siamo suoi amici e lo riconosciamo come nostro Signore: su queste opere d’amore saremo giudicati (cfr. Matteo 25,31- 46).

Esse realizzano il Regno sulla terra: i tempi messianici sono segnati, già nelle profezie dell’Antico Testamento, dalla promessa della guarigione del corpo e dello spirito per «gli smarriti di cuore» e per «ciechi, sordi, zoppi, muti». […]

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