Fraternità Gesù Risorto – Commento al Vangelo di domenica 2 Ottobre 2022

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Iª lettura Ab 1,2-3; 2,2-4
dal Salmo 94
IIª lettura 2 Tm 1,6-8.13-14
Vangelo Lc 17, 5-10

Gesù ha appena sollecitato i discepoli a donare il perdono continuamente al fratello che lo chiede. Essi si rendono conto che per riuscirci è necessaria una fede tanto grande e profonda che ancora non riescono a vivere. Chiedono a Gesù: “Aumenta la nostra fede!”.

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Per perdonare a chi pecca varie volte è davvero necessaria la fede: se sei rivolto a Dio e da lui ti lasci orientare, allora puoi perdonare e ripetere il dono, perché i tuoi occhi non vedono il fratello peccatore, ma lo sguardo del Dio misericordioso, misericordioso anzitutto verso di te, e poi verso tutti gli altri. Può sembrare strano, ma Gesù non promette di aumentare la quantità della fede, anzi, egli dice che la fede che abbiamo è già più che sufficiente.

La misura della fede è il granellino di senape, il seme più piccolo che si conosca, comunque un seme che è destinato a trasformarsi in pianta che porta frutto. Ognuno ha già quella quantità di fede. La fede che ci è stata data accogliendo Gesù è completa. Non occorre aggiungervi altro, e non è possibile avere una fede migliore.

È necessario però che teniamo lontano l’orgoglio, altrimenti la fede si rovina, e vengono distrutti i rapporti, quelli con Dio e quelli con gli uomini. Gesù vuole perciò aiutare i suoi discepoli a coltivare un’umiltà sincera e serena. Per questo racconta la parabola con la famosa conclusione, che a noi a prima vista sembra inaccettabile: “Quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”.

Dopo la nostra obbedienza non c’è posto per l’orgoglio di aver obbedito, ma ancora l’umiltà, quella pronta a ricominciare il servizio. Il nostro vanto migliore è essere servi. Chi serve con amore sta vivendo la vita del Figlio di Dio. Egli è proprio venuto per servire il Padre, e ha servito l’amore del Padre servendo gli uomini. Non ha egli detto: “Il Figlio dell’uomo è venuto non per essere servito, ma per servire”? Io divento simile a lui e mi unisco a lui servendo i fratelli. Per questo, quando ho finito un servizio ne attendo subito un altro, perché non posso vivere senza essere unito intimamente al Figlio di Dio, a Gesù, venuto per servire sempre.

E così la nostra fede diventa la nostra vita, proprio come scrisse Abacuc: “Il giusto vivrà per la sua fede”. La fede ci permette di perdonare e di chiedere perdono, e questo è l’inizio della vita gradita al Padre, della vita di figlio, del figlio che si mette a servire per sviluppare e maturare il proprio amore. È la bella testimonianza che possiamo dare al nostro Signore Gesù Cristo. Egli merita che noi mettiamo in luce la sua presenza e la ricchezza del suo amore. Lo facciamo col gioioso servizio gratuito e libero.

San Paolo ci aiuta con le sue parole a Timoteo: “Dio infatti non ci ha dato uno Spirito di timidezza, ma di forza, di amore e di saggezzaNon vergognarti dunque della testimonianza da rendere al Signore nostro”.

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È bello poter pensare di essere testimoni di Gesù, di contribuire, con il nostro amore servizievole, a farlo conoscere come il Salvatore e il Signore che è venuto per tutti. Io sono stato sostenuto e rafforzato molte volte dalla certezza che, anche se nessuno mi vede e mi considera, il mio servizio umile e nascosto serve a glorificare Gesù, a rendere viva e operante la presenza del suo Spirito. E inoltre l’attenzione a glorificare Gesù ci aiuta a discernere il da farsi nelle più svariate circostanze.

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