Gesù esordisce dicendo: “Non sprecate parole”. Dio non è un centralino che risponde solo se insisti o se usi formule magiche. A volte pensiamo che per essere cristiani servano chissà quali discorsi difficili, Gesù dice il contrario: Dio sa già tutto. Pregare non serve a informare Dio, ma a stare con Lui, è come stare con il tuo migliore amico; a volte non servono parole, basta esserci.
Nel Padre Nostro non compare mai la parola “Mio”, non diciamo “Pane mio”, “Debiti miei”, “Padre mio”, è tutto al plurale. In un mondo che ci spinge a pensare solo a noi stessi, la mia foto, il mio profilo, il mio successo; Gesù ci insegna una preghiera che ci lega agli altri. Non posso chiedere il pane per me se non mi interesso di chi non ce l’ha, siamo tutti sulla stessa barca.
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Gesù mette una condizione precisa: chiediamo a Dio di perdonarci nello stesso modo in cui noi perdoniamo gli altri, è una sfida enorme. Se portiamo rancore, se non parliamo più con un amico per un torto, stiamo dicendo a Dio: “Non perdonare neanche me”. Il perdono non è un sentimento e una scelta di libertà per non restare schiavi della rabbia.
Dio è un “Papà”, non un giudice lontano. Parliamoci come a un padre che ci ama, e ricordiamoci che se Lui è Padre, allora tutti quelli che abbiamo intorno sono nostri fratelli.
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