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Gesuiti – Commento al Vangelo del giorno, 5 Dicembre 2024

Oggi possiamo dedurre alcune caratteristiche delle abitazioni del tempo di Gesù, quelle nelle quali abitò anche lui stesso, per poterne trarre degli spunti di preghiera.

Tra pochi giorni sarà Natale: la “grotta”, che siamo abituati a contemplare nella scena del presepio, effettivamente non è proprio solo una grotta, era uno spazio che si apriva nelle falde della roccia, all’interno del quale veniva tirata su una porta, con tutto il necessario per costruire un’abitazione approfittando di uno spazio in fondo già a disposizione.

Io posso allora scavare un incavo nella roccia del mio cuore, perché possa accogliere la Parola e io possa abitare in una casa che non sarà mai scoperchiata. Il mio cuore è uno spazio abitabile dalla Parola di Dio, c’è già posto per accoglierla: posso lavorarci intorno per costruire una casa, che è la mia vita, dove essa abiti e nella quale essa si compia.

Ma, invece, la casa senza fondamenta? È un disastro: a parte la possibilità più tragica di un terremoto o di un’inondazione, non avete idea dell’umido che sale dalla terra. I muri si macchiano di muffa, con il cattivo odore che ne segue, le lenzuola dove dormite si bagnano di acqua vera e propria, così che vi svegliate la mattina bagnati fradici, insomma, è un bel guaio. Ma lo Spirito, che è presente nella Parola, asciuga ogni macchia dei muri, rende abitabile anche una situazione difficile; non solo non permette che la casa crolli, ma ci sostiene anche.

Perché la Parola è appunto la nostra casa; noi abitiamo in essa non solo quando la contempliamo e meditiamo, ma anche quando la mettiamo in pratica. Così Gesù ci invia a “rimanere” in Lui: appunto nell’ascolto e nella custodia della Parola nella nostra vita.

Ottavio De Bertolis SJ

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Fonte: Get up and Walk – il vangelo quotidiano commentato