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Gesuiti – Commento al Vangelo del giorno, 21 Ottobre 2024

La tentazione di chiamare in causa Gesù per dirimere le nostre spicciole questioni irrisolte, quelle beghe tra fratelli e sorelle che a volte dimenticano di essere anche figli, è roba umana. Niente da biasimare, perché anche questa tentazione schiude una ricerca, un tentativo di approfondire la conoscenza del Maestro.

Ma è fuorviante, perché è l’illusione di un volto improprio: quello di un Maestro-giudice che possa sancire chi ha torto e chi ha ragione, a chi spetti la parte peggiore e a chi quella migliore – possibilmente a me.

È un’immagine facile, a portata di mano, eppure errata: non solo un errore interpretativo della relazione con il Figlio di Dio, ma proprio della relazione con tutte le cose di Dio. Queste, infatti, stanno davanti a me perché io possa imparare a servirmene per amare meglio, per uscire fuori da me stessa, per incontrare l’altro, per scoprire, nutrire e condividere la mia vocazione. Non per possederle. Possederle ha un inizio e una fine, mentre amare no.

E così impariamo a essere più leggeri, non soggiogati alle cose e al loro dominio, al torto o alla ragione. Non affannati e consumati nel costruire depositi più ampi. Ma più leggeri, e consolati, affinché possiamo muoverci più liberi lungo il viaggio della vita. Disponibili a lasciar andare e lasciar entrare. A lasciarci educare alla vita di Dio, alla quale apparteniamo.

Melania Condò

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Fonte: Get up and Walk – il vangelo quotidiano commentato