A una prima lettura, ci si puรฒ sentire consolati solo se ci si riconosce in uno dei due servi premiati dal signore fatto re. Gesรน รจ come questo re: riconosce i miei talenti e la mia capacitร di gestione, mi valorizza e si fida di me. Se lo si legge dalla parte del terzo servo perรฒ la situazione cambia considerevolmente: lโatteggiamento diventa molto esigente e punitivo. Non cโรจ seconda possibilitร , ti sei giocato la tua chance e te la sei giocata male. Fuori!
Il re della parabola, che nel racconto di Luca prelude a Gesรน che poco dopo entra a Gerusalemme accolto come un re, sarebbe quindi rappresentato come un imprenditore spregiudicato: il manager brillante lo premio e gli do ancora piรน responsabilitร , in modo che difenda i miei interessi. Quello scarso lo caccio, perchรฉ non mi serve a nulla.
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Puรฒ cambiare la prospettiva se ci si immagina un preside che ha tre palloni e ne dร uno a ogni maestro con il compito di far giocare e coinvolgere piรน bambini possibili. Due maestri riescono a far giocare uno cinque e lโaltro dieci bambini. Il terzo maestro mette il pallone nellโarmadio per paura che il pallone si buchi e i bambini si facciano male, lasciando i bambini da soli in cortile.
Ai primi due, il maestro darร piรน classi possibile, perchรฉ questo gli garantisce che i bambini giocheranno e quei maestri sapranno come fare. Il terzo dovrร fare altro, non perchรฉ sia cattivo, ma perchรฉ non รจ entrato nella logica del preside: quella di prendersi cura dei bimbi. La logica del potere per Gesรน non รจ economica nรฉ remunerativa, รจ la cura e la responsabilitร di ciรฒ che ti รจ affidato. E quelle cittร siamo noi. Siamo i servi e le cittร allo stesso tempo, affidร ti gli uni agli altri.
Commento a cura di: Leonardo Angius SJ

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Fonte: Get up and Walk – il vangelo quotidiano commentato
