Quando Gesù sbarca a Gennèsaret, la gente lo riconosce subito. Non servono spiegazioni, discorsi, prove: basta la sua presenza.
Portano i malati sulle piazze, li stendono sui lettucci, chiedono solo di poter toccare il lembo del suo mantello. E il Vangelo dice una cosa semplice e forte: quanti lo toccavano venivano guariti.
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Questo brano ci dice che Gesù non è un guaritore del passato. Non appartiene a un tempo lontano e concluso. È vivo, è presente, continua a passare nelle nostre strade quotidiane. Spesso non ce ne accorgiamo perché lo immaginiamo diverso, lontano, riservato a momenti “religiosi”. Invece Gesù opera proprio lì dove la vita è ferita: nelle stanchezze che ci portiamo addosso, nelle paure che non diciamo a nessuno, nelle malattie del corpo e del cuore.Quelle persone non fanno gesti straordina
ri. Non pronunciano parole perfette. Si fidano. Si avvicinano così come sono. E questo è già preghiera. Anche oggi Gesù guarisce quando gli permettiamo di avvicinarsi, quando smettiamo di difenderci, quando gli consegniamo ciò che ci fa male senza vergogna.Forse non sempre la guarigione arriva come ce la a
spettiamo. Ma arriva una forza nuova, una pace diversa, una luce che rimette in piedi. Fidiamoci dell’intervento di Dio: Lui passa ancora, e il suo tocco continua a dare vita.
