Un uomo muto e posseduto viene liberato e restituito alla parola. È un’immagine potente di come Gesù entra nelle nostre vite per liberarci da ciò che ci tiene imprigionati, da ciò che ci impedisce di esprimere chi siamo veramente.
Quando Gesù opera questo miracolo, la folla ne rimane stupita, riconoscendo in Lui qualcosa di mai visto prima. Eppure, di fronte a questa manifestazione di grazia e potenza, i farisei rimangono ciechi, accusando Gesù di operare miracoli nel nome del male. È incredibile vedere come la stessa opera possa suscitare reazioni opposte: chi riconosce la presenza del Signore e chi si chiude nell’oscurità del cuore.
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Gesù cammina in mezzo a noi, sollevandoci dal nulla, da quella sensazione di vuoto e di mancanza di significato. Ci libera dalle nostre prigioni interiori, dalle paure, dalle ferite, e ci restituisce la voce, quella voce autentica che nasce dalla libertà di essere figli di Dio.
Ma la vera domanda è: come reagiamo di fronte a questa grazia? Siamo parte di quella folla che riconosce il miracolo e si apre allo stupore, oppure rimaniamo ciechi, intrappolati nei nostri giudizi e nelle nostre convinzioni?
Accogliere Gesù significa lasciare che la Sua luce entri nelle nostre zone d’ombra, significa riconoscere che Lui può davvero sollevarci dal nulla, restituirci la parola e aprirci al miracolo della vita nuova. Cerchiamo oggi di riconoscere come la sua grazia opera in noi, impariamo a vedere la presenza di Gesù nella nostra vita.
