Quante volte camminiamo tra la folla, immersi nei nostri pensieri, senza notare chi ci sta accanto? L’uomo del Vangelo, un padre disperato, non si è fermato di fronte alla morte. Ha visto in Gesù l’unica speranza e, senza paura di essere deriso, ha chiesto il miracolo.
E noi? Riusciamo a vedere chi, attorno a noi, è “morto” nel cuore, nella speranza, nella fede? Esistono persone che camminano accanto a noi ogni giorno: amici, parenti, perfino sconosciuti che incrociamo per strada. Spesso portano nel cuore dolori nascosti, paure, solitudini. Ma chi si accorge di loro? Chi si ferma, come quel padre, per intercedere presso Gesù?
Diventiamo intercessori.
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Intercedere non significa soltanto pregare per qualcuno, ma anche tendere una mano, dire una parola di conforto, offrire il nostro tempo. Come Gesù ha accolto quel padre disperato, così anche noi siamo chiamati ad accogliere chi soffre. E, nel nostro piccolo, possiamo essere la sua mano che risolleva, il suo sguardo che dona speranza, il suo cuore che abbraccia.Ogg
i, facciamo un passo in più: apriamo gli occhi, guardiamo con il cuore e chiediamo a Dio di usare le nostre mani, i nostri piedi, il nostro cuore per portare vita dove c’è morte, luce dove c’è oscurità. Non aspettiamo che qualcuno ci chieda aiuto. Andiamo incontro a chi ha bisogno, proprio come Gesù ha fatto.
