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fra Stefano M. Bordignon – Commento al Vangelo del 31 Marzo 2025

Il Vangelo ci racconta l’incontro tra Gesù e un funzionario reale il cui figlio è gravemente malato. Quest’uomo si rivolge a Gesù con angoscia, chiedendogli di scendere a guarire suo figlio prima che muoia. Ma Gesù lo invita a un passo di fede più profondo: «Va’, tuo figlio vive». Il funzionario crede alla parola di Gesù e si mette in cammino, scoprendo poi che proprio nell’ora in cui Gesù ha parlato, il figlio ha iniziato a guarire.

Questa pagina del Vangelo ci invita a una fiducia profonda nei confronti di Dio, ma anche nei confronti delle nuove generazioni. Come quel padre che ha creduto alla parola di Gesù prima ancora di vedere con i propri occhi la guarigione del figlio, anche noi siamo chiamati a credere che i nostri figli e i giovani abbiano un futuro guidato dalla grazia di Dio.

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Viviamo in tempi in cui spesso ci preoccupiamo per il mondo che lasciamo ai giovani, per le sfide e le difficoltà che devono affrontare. A volte li vediamo fragili, disorientati o distanti dalla fede. Ma il Vangelo ci insegna a non lasciarci sopraffare dalla paura, bensì a fidarci di Dio e della sua opera nei loro cuori. La fede autentica non è un controllo sulle loro vite, ma un atto di affidamento: credere che il Signore li accompagna, che opera anche quando non vediamo subito i frutti.

Come quel padre che torna a casa e scopre la guarigione del figlio, anche noi possiamo scoprire che Dio non abbandona mai coloro che gli affidiamo. Il nostro compito è pregare per i giovani, accompagnarli con amore, testimoniare la bellezza della fede e credere che il Signore sta già operando nella loro vita.

Proviamo a chiederci: ho fiducia che Dio è all’opera nella vita dei giovani? Sono capace di affidarli a Lui con serenità e speranza?

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