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fra Stefano M. Bordignon – Commento al Vangelo del 30 ottobre 2026

Mi capita di incontrare persone che pensano che Dio non le perdonerà. Persone che pensano che Dio non sia in grado di comprendere la loro storia, le ragioni per cui hanno commesso certi errori, le ferite e le fragilità che magari le hanno portate a sbagliare.

E allora io domando loro: “Ma se questo fosse accaduto a tuo figlio, avresti smesso di amarlo? Non lo perdoneresti? Non saresti capace di capire la sua storia, anche quando ha sbagliato?”
E quasi sempre la risposta è: “No, non smetterei di amarlo”.

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Ecco, forse facciamo fatica a credere che Dio possa amarci ancora. Pensiamo che il nostro errore sia troppo grande, che la nostra storia sia troppo complicata, che abbiamo fatto cose che Dio non potrà mai comprendere.
Gesù oggi entra in casa di un uomo e si trova davanti una persona malata. Intorno a lui ci sono persone che vogliono vedere se Gesù farà qualcosa che non è permesso nel giorno di sabato.

Gesù, invece, vede la persona. E pone una domanda semplice: “È lecito o no guarire di sabato?”
Gesù ci ricorda che per Dio la nostra vita viene prima delle nostre colpe. Prima dei nostri fallimenti c’è una persona da amare.
Forse oggi abbiamo bisogno proprio di questo: smettere di guardare noi stessi soltanto attraverso i nostri errori e imparare a guardarci con gli occhi di Dio.

Perciò, se oggi porti dentro di te qualcosa che non riesci a perdonarti, non scappare da Dio. Vai proprio da Lui. Se pensi di essere troppo lontano, fai un passo verso di Lui. Se pensi di non meritare il suo amore, ricordati che l’amore di Dio non si compra e non si merita: si accoglie.

E forse la domanda più importante non è: “Quanto sono stato capace di amare Dio?”, ma: “Sono disposto a lasciarmi amare da Lui, nonostante tutto?”
Perché Dio non si stanca di noi.
Perciò rialzati. Ricomincia. Lasciati guarire.
E abbi un po’ di buon senso per capire che se anche siamo capaci di capire gli errori dei nostri figli, di sicuro anche Dio è capace di capire i nostri errori.

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