C’è una donna anziana in una stanza d’ospedale. Ha passato tutta la sua vita dedicandosi agli altri — come madre, come nonna, come volontaria in parrocchia, come vicina di casa sempre disponibile.
Non ha mai cercato il proprio interesse, eppure adesso si trova lì, in silenzio, colpita da una malattia degenerativa che le sta portando via le forze, le parole, perfino i ricordi. Qualcuno potrebbe pensare che la sua vita ormai non abbia più senso, che sia finita in una lunga e dolorosa “sera”.
- Pubblicità -
Eppure, il Vangelo di oggi ci dice qualcosa di sorprendente:
“Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia.”
Gesù lo dice ai suoi discepoli poco prima della sua passione: anche loro vedranno il dolore, l’impotenza, l’apparente fallimento. Ma quella sofferenza non sarà l’ultima parola. Come una donna che partorisce soffre, ma poi gioisce per la nuova vita, anche il dolore presente prepara qualcosa di più grande.
Quella donna in ospedale, oggi silenziosa, continua a dire qualcosa con la sua presenza: che l’amore non va sprecato, che la dedizione non è inutile, che il dolore, se unito a Cristo, può diventare una via misteriosa di salvezza.
“Voi ora siete nel dolore; ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà, e nessuno potrà togliervi la vostra gioia.”
Questa è la promessa: che nessun amore vissuto per gli altri andrà perduto. E che anche quando non possiamo più fare nulla, possiamo ancora essere: presenza, attesa, speranza.
