“Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia.”
Hai presente quando ti si stringe lo stomaco, ma non capisci bene perché? Una specie di nostalgia che non sai dove piazzare. Gesù, nel Vangelo di oggi, ci prende proprio lì: nella tensione tra la tristezza che conosciamo e la gioia che desideriamo ma ci sembra sempre troppo lontana. E ci fa una promessa audace: quella tristezza non solo passerà, ma si trasformerà. Come? Non con la bacchetta magica, ma passando per la verità del dolore.
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Siamo immersi in una cultura che ci chiede di essere sempre ok, sempre sorridenti, filtrati e vincenti. Ma poi arriva la vita vera – quella che scombina le carte – e non sappiamo reggerla. Gesù, invece, non scappa dalla sofferenza: ci entra dentro, ci resta, e ne esce con una gioia che ha radici profonde. Non è euforia: è come un tessuto robusto che regge il peso delle stagioni.
La prima lettura (At 18,9-18) ci mostra Paolo che, nonostante la stanchezza e l’opposizione, continua ad annunciare. Il Signore gli dice: “Non aver paura, continua a parlare!” Ecco: forse oggi è il nostro turno di “non avere paura”, non tanto di parlare agli altri, ma di ascoltare cosa ci dice la vita dentro.
Nel tempo di Gesù, le donne partorienti venivano assistite da altre donne del villaggio. Era un momento comunitario, ma anche tremendo. Il dolore del parto era paragonato a una prova iniziatica, perché la vita nuova ti costa tutta te stessa. Gesù usa proprio quell’immagine: la tristezza come travaglio, la gioia come nascita. Quello che ci pesa oggi può diventare la culla di qualcosa di nuovo.
Prova a pensarla così: i conflitti con le persone, le domande che ti scavano, le ferite relazionali che porti… sono come l’argilla molle nelle mani del Vasaio. Il punto non è evitare il dolore, ma lasciarlo modellare. L’atteggiamento da risorto? Accogliere con fiducia anche le crepe, perché è da lì che passa la luce (sì, anche se non si vede subito).
Non avere paura di vivere interamente: se soffri è perché ami, e se ami, sei già in cammino verso la gioia.
don Domenico Bruno
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